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ridurre si puo"Meno Rifiuti Piu' Benessere in 10 mosse". È questo è lo slogan di un'azione lanciata dall'Associazione dei Comuni Virtuosi, in collaborazione con Italia Nostra e Adiconsum, per sollecitare il mondo della produzione e della grande distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per alleggerire l'impatto ambientale di imballaggi e la promozione di soluzioni riutilizzabili invece che usa e getta.


Alla prima edizione lanciata in occasione della Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti 2012, seguono ora alcuni aggiornamenti riferiti agli avvenimenti del 2013. "Le azioni che sollecitiamo sono motivate e supportate dagli argomenti e dati di fatto internazionali e nazionali contenuti anche all'interno di un documento condiviso di approfondimento. La comunicazione avverrà a partire dal mese di ottobre 2013 verso enti locali, associazioni e singoli individui per richiederne la sottoscrizione", spiega l'associazione.

La novità consiste, infatti, proprio nel recapito diretto di un invito a sottoscrivere un proprio impegno ai referenti delle aziende leader dei prodotti di largo consumo del settore alimentare, della cosmetica e detergenza, e alle principali insegne della Distribuzione Organizzata. Ai responsabili aziendali verrà chiesto di rispondere all'invito specificando a quale delle 10 mosse si intende aderire e/o quali sono gli impegni già in corso o da intraprendere in merito.

Ma quali sono le 10 azioni suggerite all'industria utilizzatrice di packaging e alla grande distribuzione per una prevenzione ecoefficiente dei rifiuti da imballaggio e la promozione del riuso?

1) Ripensare e innovare i prodotti del domani con una visione di design sistemico

Se si vuole affrontare il problema dell'insostenibilità degli attuali processi di produzione e consumo l'innovazione non può essere applicata ad un solo aspetto del prodotto (focalizzando ad es. solo il suo packaging o sull'efficienza energetica della fase d'uso) se non si ripensa il sistema di utilizzo in cui il prodotto compie ed esaurisce il suo ciclo di vita. Una reale innovazione guarda infatti al sistema nel suo complesso con l'obiettivo di valorizzare gli output (attualmente scarti) come input per altri processi traendo ispirazione da quanto avviene in natura. Un progetto di eco-innovazione deve partire dall'individuazione del bisogno primario, dalla funzione che viene richiesta ad un prodotto o servizio per realizzarla. Con questa metodologia si attuerebbe una prevenzione ecoefficiente del prodotto in primis, e anche del suo imballaggio, che diventa uno strumento per la sostenibilità delle merci e per la sostenibilità complessiva del prodotto.

2) Minimizzare l'impiego di imballaggi

Minimizzare l'impiego di imballaggi, ridurre all'essenziale quelli primari (peso/spessore/dimensioni) ed eliminare il sovra imballaggio e alcune tipologie di componenti accessorie che impediscono un riciclo ecoefficiente. La "prevenzione quantitativa" e cioè la riduzione/alleggerimento dei materiali utilizzati per gli imballaggi è l'azione di ad oggi maggiormente intrapresa dalle aziende. Meno comuni sono azioni di riprogettazione e razionalizzazione del design dell'imballaggio primario che permettono effetti positivi a cascata come l'ottimizzazione dell'imballo secondario e terziario e conseguenti risparmi a livello di logistica e trasporto con la riduzione di spazi e pesi (attuabile eliminando ad es. il manico dei flaconi ed evitando forme e strutture irregolari dei contenitori). Tra gli esempi di imballaggi superflui più comuni le confezioni di cartoncino che contengono dentifrici o altri prodotti di detergenza per il corpo e gli involucri impiegati per avvolgere confezioni multiple di prodotto (dal caffè all'acqua minerale). Tra gli esempi di componenti accessorie i tappi di plastica impiegati nelle confezioni in tetrapack e le fascette dei prodotti da forno.

3) Sostituire gli imballaggi non riciclabili o difficilmente riciclabili

Il design contemporaneo di diverse tipologie di imballaggi non tiene conto dei requisiti necessari per un riciclo eco efficiente attuabile con la tecnologia disponibile negli impianti di riciclo nazionali e di prossimità. Andrebbero pertanto impiegati monomateriali invece che poliaccoppiati oppure materiali tra loro facilmente separabili evitando di immettere quel tipo di imballaggi definiti perturbatori del riciclaggio che non permettono un riciclo ecoefficiente.

4) Promuovere l'uso di contenitori a rendere in vetro o plastica infrangibile

Anche attraverso la partecipazione a progetti pilota territoriali realizzati in collaborazione con altri stakeholders, bisognerebbe promuovere l'uso di contenitori a rendere in vetro o plastica infrangibile. Per spingere la politica centrale ad occuparsene Aziende, enti locali e associazioni di categoria potrebbero dare vita a progetti territoriali sull'esempio degli stakeholders coinvolti nella sperimentazione avvenuta con il progetto Vetro Indietro al centro di disegno di legge depositato a fine 2009 e presentato al Senato nel febbraio 2010.

5) Utilizzare materiale riciclato per realizzare il packaging al posto di materia vergine

In attesa che venga introdotta in Italia un sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati e a "filiera breve" (raccolta-riciclo-riprodotto) soggetti territoriali come aziende produttrici e del retail, associazioni di categoria e aziende di riciclo potrebbero collaborare alla creazione di progetti pilota sull'esempio del progetto Ri-prodotti in Toscana.

6) Etichettatura trasparente

Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell'imballaggio stesso. Sulla base di questo grado di riciclabilità potrebbe essere fissato il livello di contributo ambientale che tale imballaggio deve pagare al sistema di raccolta. Per la plastica verrà lanciato a livello europeo un sistema chiamato Recyclass™ che verrà presentato a il prossimo maggio 2014 a Interpack .

7) Assortimento prodotti a basso impatto ambientale

Nei punti vendita della GDO: introdurre nel proprio assortimento prodotti a basso impatto ambientale comunicandone nei punti vendita il valore aggiunto per orientare il mercato in senso ecologico, così come previsto dalla Politica Integrata di Prodotto (IPP). La GDO ha il potenziale necessario per necessario incoraggiare i produttori a realizzare prodotti più ecologici e i consumatori ad acquistare tali prodotti.

8) Eliminare overpackaging

Nei punti vendita della GDO: eliminare l'overpackaging, e gli imballaggi non (o difficilmente) riciclabili nel confezionamento in loco dei prodotti alimentari freschi come i materiali etero-composti (ad esempio buste in carta con finestre in plastica trasparente). Nel reparto ortofrutta ridurre il consumo di sacchetti monouso per l'ortofrutta e introdurre sistemi di approvvigionamento e logistica che utilizzano cassette per l'ortofrutta e pallet riutilizzabili.

9) Favorire riutilizzo dei contenitori

Nei punti vendita della GDO: favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa. Rispetto all'industria di marca la GDO ha maggiori possibilità di influenzare e spostare abitudini di consumo dei consumatori per le possibilità di contatto continuativo e di relazione che avvengono attraverso i punti vendita e altri canali di comunicazione attivi con la clientela. Il settore di maggiore interesse ai fini di una riduzione dei rifiuti e una fidelizzazione del cliente è quello della detergenza per la casa e cura della persona a condizione che l'offerta sia ampia come referenze e che lo spazio sia attraente come design e ben comunicato. È stato rilevato da negozi specializzati in prodotti sfusi che, quanto più ampio è l'assortimento a disposizione dei clienti, tanto maggiore diventa lo smercio con questa modalità.

10) Valorizzare assortimento prodotti provvisti di ricambi

Nei punti vendita della GDO: inserire e valorizzare nell'assortimento prodotti adatti all'uso multiplo provvisti di ricambi o parti intercambiabili (in quanto unica strategia possibile ed efficace per ridurre il consumo usa e getta). Partendo da oggetti usati quotidianamente come lo spazzolino da denti chiunque può notare quanto l'offerta di spazzolini da denti con testine intercambiabili (non quelli elettrici) sia quasi inesistente o poco visibile. Eppure la private label delle insegne GDO avrebbe la possibilità di approvvigionarsi direttamente in Italia di un modello di spazzolino con testine intercambiabili che, a richiesta, potrebbe venire realizzato con plastica post consumo proveniente dalle raccolte differenziate.

Il documento condiviso può essere sottoscritto da enti locali e associazioni tramite l'invio di una mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le aziende possono aderire tramite invio di una mail in cui si dettagliano eventuali azioni già intraprese correlate all'iniziativa o futuri impegni già allo studio che potranno essere assunti.

Roberta Ragni

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