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levis-waste-less-jeans 0La collezione Waste‹Less lanciata lo scorso anno da Levi's e caratterizzata da pantaloni prodotti incorporando fibre plastiche derivate dai rifiuti ha determinato il riciclo di oltre 9,4 milioni di bottiglie in PET nei suoi primi 12 mesi di vita. Una prova di autentica sostenibilità da parte della popolare azienda americana o un'abile mossa promozionale a rischio greenwashing?

È noto ormai che la plastica, così diffusa nella nostra società, al punto da sembrare insostituibile, sia uno dei maggiori fattori di inquinamento ambientale, a causa della sua non biodegradabilità. Bottiglie e contenitori di plastica usati e poi gettati via invadono ogni giorno mari, spiagge e corsi d'acqua, rendendo urgente una presa di coscienza da parte dei consumatori sulla necessità di ridurne il consumo e di avviarli correttamente al riciclo.

Per questo, l'iniziativa lanciata da Levi's nel 2013 attraverso la collezione Waste‹Less ha una valenza importante in termini di sensibilizzazione: bottiglie e vaschette in PET vengono presentate non più come un rifiuto di cui disfarsi al più presto, disinteressandosi della sua sorte, ma come materia prima per la realizzazione di prodotti alla moda. E se un brand di fama internazionale afferma di utilizzare nel confezionamento dei propri capi della plastica riciclata, il consumatore viene incentivato a conferire e ad avviare al riciclo i rifiuti in plastica che produce nella propria quotidianità.

I jeans della collezione Waste‹Less, che a partire dal nome punta tutto sulla riduzione dei rifiuti, comprendono il 20% di microplastiche derivate dal riciclo di bottiglie e vaschette alimentari in PET: i rifiuti in plastica vengono macinati e convertiti in una fibra di poliestere che viene successivamente mescolata alla fibra di cotone. Ogni pantalone così prodotto contribuisce allo smaltimento di circa 8 bottiglie in PET, determinando - nei fatti - una diminuzione della plastica dispersa nell'ambiente o abbandonata nelle discariche.