Menu

Make resources count 700x520

È partita la campagna europea Make resources count, ideata per evidenziare e combattere lo spreco di risorse - tema troppo spesso dimenticato da governi, pubblica opinione e media -, invitando a cambiare alla radice il modo di produrre, commercializzare e gestire il fine vita dei beni, inclusi imballaggi e articoli usa e getta.

La mobilitazione, promossa dall'Environmental European Bureau (EEB), coincide con la consultazione aperta dalla Commissione europea per raccogliere pareri che serviranno a formulare la normativa sul pacchetto 'economia circolare', tanto discussa e attesa per fine anno. L'obiettivo è sensibilizzare i cittadini europei sulla natura limitata ed esauribile delle risorse e diffondere uno stile di vita più sostenibile.

In particolare, la campagna sostiene che, se si ha davvero a cuore la tutela dell'ambiente, bisogna intervenire già nella fase progettuale dei prodotti: i dati diffusi dall'EEB mostrano infatti che l'80% dell'impatto ambientale di un bene viene determinato proprio a monte, nella fase di design.

In un comunicato, l'Associazione Comuni Virtuosi (ACV), che sostiene l'iniziativa e i suoi obiettivi, attribuisce ai governi e all'industria la responsabilità di creare le premesse per uno sviluppo sostenibile. Dato che il modello economico lineare attuale (estrarre-produrre-gettare via), che esternalizza impatti e costi su ambiente e comunità, non è più perseguibile per via dei limiti fisici del pianeta, è urgente pensare ad una drastica riduzione del consumo di materia ed energia.

"L'ACV plaude all'iniziativa e condivide in pieno i contenuti della campagna promossa dall'Environmental Europea Bureau, che rispecchiano i temi che hanno animato diverse iniziative promosse dall'Associazione sul territorio negli anni." – si legge nel comunicato – "Anche le campagne nazionali, a partire da Porta la Sporta, lanciata nel 2009, sono nate proprio all'insegna della prevenzione."

La prevenzione, avverte in proposito l'ACV, dovrebbe essere uno dei cardini dell'economia: solamente facendo pagare di più chi più inquina e meno chi produce prodotti maggiormente sostenibili si potrà orientare il mercato in senso ecologico, premiando quelle aziende che fanno vera innovazione ambientale.

In Italia, lamenta l'Associazione, tutta l'attenzione è concentrata sulla fase finale, quella in cui i beni diventano rifiuti. Questo approccio ha mostrato ovunque i suoi limiti: neanche la raccolta differenziata, che nell'immaginario collettivo coincide con il riciclo, può "correggere il tiro" di una progettazione insostenibile.

La raccolta differenziata è solamente uno strumento, l'atto finale di un processo che rischia di essere vanificato proprio dalle caratteristiche progettuali di beni ed imballaggi, prima ancora che dai limiti strutturali e impiantistici delle fasi finali di raccolta, selezione e riciclo.

Per cambiare rotta ci vuole pertanto un'azione decisa dal basso, che influenzi le legislazioni dei governi, proprio come si prefigge di fare la campagna Make resouces count a livello europeo.

Lisa Vagnozzi

LEGGI anche

Giornata mondiale dell'ambiente 2015: la crescita economica può sposare la sostenibilita'?

Economia circolare: entro il 2020 piu' occupazione e meno rifiuti

Green jobs: l'economia circolare porterà 200mila nuovi posti di lavoro

Aggiungi commento

Le idee e le opinioni espresse dai lettori attraverso i commenti a non rappresentano in alcun modo l'opinione della redazione e dell'editore. Gli autori dei messaggi rispondono del loro contenuto.


Codice di sicurezza
Aggiorna

Chi siamo

Network