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lushPartirà il 15 giugno la campagna Tar Sands che Lush lancia contemporaneamente in tutta Europa per fermare lo sfruttamento delle sabbie bituminose canadesi, le Tar Sands appunto,

Per un’intera settimana tutti i negozi Lush, azienda che produce e commercializza cosmetici freschi e fatti a mano a base di frutta e verdura biologica in più di 20 paesi europei, diventeranno dei centri per la campagna contro lo sfruttamento delle Tar Sands. Chiunque potrà passare in una bottega Lush per saperne di più sulla questione, ritirare del materiale informativo, e firmare una cartolina di sensibilizzazione indirizzata al Parlamento Europeo.

Lush, si legge su sito dell'azienda cosmetica, inoltre raccoglierà fondi attraverso la vendita di Oro Nero, il gel doccia ad edizione limitata, il cui ricavato, meno l’IVA, andrà all’ organizzazione non profit IEN – Indigenous Environmental Network, un collettivo di popoli indigeni che lavora per proteggere l’ambiente, sensibilizzando l’opinione pubblica e opponendosi con in mdo pacifista allo sfruttamento delle Tar Sands.

La richesta è di Lunsh è dunque quella chiedere maggiori investimenti nella politica energetica verde e sostenibile, pulita e rinnovabile che non distrugga l’ambiente e che tenga il petrolio proveniente dalla lavorazione delle Tar Sands fuori dall’Europa.

Ma che cosa sono le Tar Sands?

Con l’incremento del prezzo del petrolio e la prospettiva dell’esaurimento delle fonti a basso costo, l’industria petrolifera sta sviluppando processi di estrazione del petrolio alternativi. Tali processi, ritenuti fino ad ora anti economici per via delle condizioni estreme di estrazione e lavorazione che richiedono, possono comportare rischi ambientali elevatissimi come il disastro della piattaforma di estrazione Deepwater Horizon ha mostrato a tutto il mondo. Uno di questi nuovi processi è l’estrazione di olio pesante dalle Tar Sands.

Si tratta dunque di sabbie bituminose, presenti nella regione dell’Alberta, in Canada, dalle quali si può estrarre petrolio. Il processo di lavorazione delle Tar Sands è molto dannoso per l’ambiente: vaste aree di antiche foreste vengono rase al suolo, e immense voragini vengono scavate per estrarre le sabbie bituminose. Senza contare poi la costruzione di enormi centrali, la quantità di acqua impiegata ad altissima temperatura e il dispendio di gas e di energia necessari. Il risultato è la devastazione di intere aree trasformate in scenari apocalittici, con il conseguente impatto sulla vegetazione, sugli animali, sulle popolazioni indigene e sul clima.

Le foreste del Canada sono uno dei grandi polmoni verdi della Terra, il loro abbattimento riguarda tutti noi. Così come l’impatto climatico della lavorazione delle Tar Sands. L’estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose richiede un’enorme quantità di energia. Semplificando, l’ estrazione gravimetrica a vapore utilizza una grande quantità di gas naturale per scaldare l’acqua, che viene poi mischiata con la terra per separare il petrolio dalla sabbia, rendendolo abbastanza liquido da poter essere recuperato e raffinato. Si stima che le emissioni di CO2 rilasciate da questo tipo di estrazione siano da 3 a 5 volte superiori rispetto ai metodi di estrazione tradizionali.

Redazione GreenBiz.it

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