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enireportNell’ultima puntata di Report si è parlato di un presunto scandalo che coinvolge Eni: tangenti per la licenza di operare in Nigeria e sondare i fondali marini. Ma la battaglia tra il programma e l’azienda si è disputata su un terreno diverso dal solito, quello dei social. E Eni incassa una vittoria che la porta a diventare subito una case history, emblema del perfetto crisis management sui social media. Eni inquina? Alla fine il punto della questione non è più questo.

Lo scandalo in questione è quello legato alle operazioni di Eni nei fondali del blocco petrolifero Opl245, in Nigeria. In pratica si parlava di rapporti non trasparenti con realtà non governative e di pagamenti non proprio ortodossi alla Malabu Oil and Gas.

I telespettatori seguivano il servizio in tv, ma sui social network l’azienda si preoccupava di intervenire tempestivamente, in real time, anche condividendo documenti.

“La trasmissione Report di Rai3 ha dedicato una puntata a vari temi che riguardano Eni. Come è già avvenuto in passato, non ci è stata data la possibilità di rispondere in diretta. Sui temi che ci sono stati anticipati abbiamo fornito ampia documentazione, pur nella consapevolezza che sarebbe stata utilizzata solo parzialmente nella trasmissione. Per questo riproponiamo qui le nostre risposte, insieme ad analisi e approfondimenti che possono aiutare a farsi un’opinione basata sui fatti,

si legge online sul sito di Eni, che ha appunto fornito un dossier per far prevalere la propria versione dei fatti. Smentite che intanto Report non si affrettava a contestare, non essendo altrettanto tempestiva nel rispondere agli attacchi.

La novità è che tutto si svolgeva in diretta, in un contraddittorio che in tv non esisteva – o almeno non come avrebbe voluto Eni – ma che sui social media di fatto ha rubato la scena allo stesso servizio che andava in onda su Rai 3.

Non solo. Se, da un lato, il social media team dell’azienda entra in campo preparatissimo e risponde agli attacchi, al suo fianco ci sono anche i vertici aziendali, con in testa Marco Baldazzi, direttore della Comunicazione Esterna. Che evidentemente non ci sta a vedere l’azienda per cui opera bersaglio di attacchi su una rete nazionale e, quindi, decide di spendersi in prima persona utilizzando il canale social per eccellenza del real-time, Twitter.

La vittoria di Eni si consuma a colpi di Tweet anche perché il nemico, Report, non è in grado di fare altrettanto. Forse anche per questo la partita vede a quel punto la discesa in campo di un giocatore d’eccezione, il direttore della rete Andrea Vianello. È lui a quel punto a scambiarsi battute con Baldazzi, ma la situazione per Report è precipitata. Inutile dire che il tema del servizio è passato in secondo piano.

Nemmeno Milena Gabanelli, la tanto stimata condottiera e conduttrice del programma, interviene spostando l’argomento sul tema del servizio e, anzi, fa eco a Vianello sottolineando il rifiuto di Eni ad intervenire per smentite nel corso della trasmissione. O meglio: Eni avrebbe voluto rispondere in diretta e non in un’intervista registrata, ma questo è stato negato, secondo Report perché la trasmissione non è ideata nella formula del talk-show. Tutto vero, come da scambio di e-mail pubblicato, che però non importa a nessuno. La verità è quella di chi vince sui social network.

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Report ne esce con le ossa rotte, nonostante non si possa dubitare della qualità del programma. A fare la differenza stavolta non è stata però quella qualità che riguarda puramente il giornalismo d’inchiesta a cui la trasmissione ci ha abituati. La differenza l’ha fatta la sapiente gestione di un canale nuovo, che la Rai evidentemente non cura a sufficienza, o non cura quanto Eni, capace invece di rispondere alla perfezione ad attacchi che, forse, in un contraddittorio invece l’avrebbero messa in cattiva luce.

Anna Tita Gallo

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