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reactionsLove, Ahah, Wow, Sigh, Grr: tecnicamente questi suoni onomatopeici si chiamano “Reactions” e sono stati introdotti da Facebook dopo mesi di test e ragionamenti. Gli utenti, quindi, non avranno più a disposizione soltanto l’ormai noto Like, ma una serie di altre opzioni per commentare i post. Non ci sarà il tasto Dislike, tanto temuto. Per le aziende quali conseguenze comporta tutto questo?

C’è voluto un anno, ma alla fine Facebook ha trovato la combinazione perfetta di icone che possa consentire all’utente di esprimere non solo apprezzamento ma anche altre sfumature di gradimento o di disappunto.

Sammi Krug, product manager delle Reactions di Facebook, ha raccontato la genesi delle nuove “faccine”: ne sono state individuate 15, poi la cerchia è stata ristretta a 6, quelle che gli utenti possono comprendere a livello globale.

Tutto è nato perché spesso l’utente si trovava in difficoltà avendo a disposizione soltanto un’opzione per manifestare la propria opinione. Ma quel Like non era sempre sufficiente e addirittura si è rivelato fuori luogo, basti pensare alle foto degli immigrati che morivano in mare o alle notizie di celebrità defunte, che guadagnavano parecchi Like di disappunto o di cordoglio.

Facebook ha però deciso di non introdurre il “Non mi piace” per evitare di costellare i profili di negatività, in una community che invece nasce per condividere soprattutto storie di vita, ricordi e gioie.

Non solo. Per le aziende (ma anche per i singoli utenti) il tasto “Non mi piace” finirebbe per risultare un ostacolo alle interazioni. Tutti si preoccuperebbero di evitare pareri negativi e sarebbero intimoriti da reazioni non esuberanti dei propri friends o followers.

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A dire il vero, le aziende sono intimorite ugualmente da questa novità, ma non è del tutto negativa questa possibilità multipla offerta all’utente. Da un lato, spinge le persone ad esprimersi di più, quindi le rende ancora più “dipendenti” dalla piattaforma. Dall’altro, per Facebook e per tutte le aziende che lo sfruttano per potenziare la propria brand image e per proporre i loro prodotti e servizi, queste nuove opzioni sono una fonte di dati utilissimi a livello di marketing. Permettono infatti di conoscere sempre più dettagli sulle preferenze degli utenti e di addentrarsi in analisi ancora più approfondite sul loro comportamento. In altre parole, è possibile ottenere più informazioni sui propri destinatari e di pianificare messaggi promozionali ancora più mirati.

Volenti o nolenti, mentre i social network cambiano volto e offrono sempre più possibilità, le aziende sono costrette ad adattarsi e a doversi affidare a persone competenti per la gestione della propria immagine online. Se prima bastava saper leggere qualche statistica per monitorare il traffico su un sito Web o sulle sue pagine, oggi questo non basta più.

Quante informazioni utili si celano dietro le Reaction? Troppe perché siano ignorate da un’azienda che vuole sfruttare al meglio le possibilità offerte dai social network. Il vero svantaggio non è l’introduzione di una novità che potrebbe spiazzare, ma essere (ancora) impreparati a coglierne i vantaggi.

Anna Tita Gallo

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