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p2p 250x166 P2P:Plastic to Petrol. È arrivata a Cagliari l'unità che permette di dimostrare come sia possibile tramutare la plastica in carburante. E la presentazione ha riscosso parecchio successo.

L'incontro con i media è andato più che bene e tutti oggi hanno in mente quanti problemi potrebbe risolvere un impianto basato sull'idea dell'ingegnere indiano Rao Ragawendra. Nei minuti di dimostrazione presso un hotel di Cagliari è stato un sacchetto di plastica a dar vita alla trasformazione: in una quarantina di minuti è diventato olio sintetico.

In poche parole, dalla plastica di scarto di qualsiasi tipo la P2P riesce a produrre una quantità pari di carburante, per giunta di buonissima qualità e senza zolfo. Inutile dire che questa tecnologia applicata a realtà industriali potrebbe risolvere molti problemi legati allo smaltimento.

Basti pensare a materiali come quelli derivati da pneumatici usati, oppure all'utilizzo di questo sistema in mare, sulle grandi navi, o al suo impiego nelle strutture alberghiere. Insomma, proprio là dove si generano grandi quantità di rifiuti si può ottenere combustibile. Naturalmente poi quel carburante può essere rivenduto e si tratta appunto di una sostanza senza zolfo, che permette di saltare passaggi nella lavorazione in raffineria e può comunque diventare benzina o kerosene, ad esempio.

Tecnicamente, la P2P è disponibile in dimensioni diverse, quella arrivata a Cagliari dall'Olanda per la presentazione pesa qualche kg, ma alcune versioni arrivano ad oltre 150 tonnellate. Adesso occorre soltanto che qualcuno creda nel meccanismo.

In Inghilterra un impianto del genere sta prendendo vita all'Aerotermal di Poole (Plymouth). In quel caso il governo è intervenuto con una partecipazione del 20%, qui in Italia la P2P farà ora il giro delle università nella speranza di richiamare a sé parecchi sponsor. E i primi a poter essere interessati dovrebbero essere gli impianti di smaltimento, le discariche, visto che applicare una tecnologia simile darebbe loro continuamente nuova energia per continuare la propria attività.

E non è finita. A questo sistema se ne aggiunge un altro, quello "Autoclave", già sfruttato proprio a Poole, che permette di trattare ogni genere di rifiuti, sia quelli ottenuti dalla raccolta differenziata che gli altri. In questo caso, la frazione organica diventa "floc", una specie di cellulosa che può andare ad alimentare impianti come gli inceneritori o i termovalorizzatori.

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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