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mater bi novamontUn nuovo traguardo, tutto italiano, per le bioplastiche. Novamont ha presentato un nuovo prodotto: il Mater-Bi di IV generazione. La novità arricchisce la famiglia delle bioplastiche biodegradabili e compostabili e contribuisce al raggiungimento di due obiettivi: la risoluzione di problemi ambientali legati agli imballaggi di plastica e la creazione di uno strumento di reindustrializzazione, grazie alla nascita di bioraffinerie sul territorio italiano.

I materiali di nuova generazione troveranno impiego in una vasta gamma di applicazioni, come film flessibili e rigidi, stampaggio, coating, estrusione e termoformatura. Il Mater-Bi di IV generazione è caratterizzato da un contenuto ancora più elevato di materie prime rinnovabili e da un livello di emissioni di gas serra e di dipendenza da materie prime di origine fossile ridotto in modo ulteriore.

Grazie alle nuove tecnologie, sarà possibile produrre due monomeri da fonti rinnovabili. Uno ricorrendo ad acido azelaico e ad altri acidi adatti, l'altro sfruttando la fermentazione degli zuccheri, per ottenere il quale si trova al momento in costruzione, grazie a Novamont, il primo impianto al mondo dedicato.

La creazione dei nuovi prodotti corona l'impegno di Novamont nel perseguire gli obiettivi per la nascita delle future generazioni di Mater-Bi che erano stati presentati a Berlino nel 2009, in occasione della European Bioplastic Conference. In progetto, la creazione di due nuovi impianti. Il primo, a Porto Torres, produrrà il monomero acido azelaico a partire da olio vegetale. Il secondo, a Bottrighe, darà vita ad un monomero derivato dagli zuccheri e denominato Butandiolo. Di seguito le dichiarazioni di Catia Bastioli, Amministratore Delegato di Novamont, in proposito:

"Con l'annuncio odierno oltre a riconfermare la nostra leadership nel campo delle tecnologie e dei prodotti a basso impatto ambientale tocchiamo un traguardo importantissimo nella strategia a lungo termine per lo sviluppo del modello Novamont di Bioraffineria di terza generazione integrata nel territorio, basata su tecnologie proprietarie tra loro collegate e applicate a siti industriali in declino".

"In Europa" - prosegue l'Amministratore Delegato - "questi siti possono diventare elementi catalizzatori per la rinascita di quei territori che oggi sono in grave difficoltà, all'insegna di un modello di sviluppo territoriale con le radici in loco e con la testa nel mondo, che stimoli l'imprenditorialità di tutti ed educhi ad un efficiente uso delle risorse attraverso una vera e propria scuola su campo. Sono convinta che le Bioraffinerie integrate che guardano a più prodotti ad alto valore aggiunto rappresentino un modo virtuoso di interpretare il concetto di Bioeconomia e una vera e grande opportunità per il nostro Paese e per l'Europa".

Marta Albè

GreenBiz.it

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