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oceanbeer 450Arriva sul mercato la prima birra prodotta da sole donne. È svedese ed è opera di un gruppo dal nome eloquente: FemAle.

Sulle etichette appare un'immagine simbolica, quella di Rosie the Riveter, che gli Usa utilizzavano in tempi di propaganda come ideale di femminismo, incarnazione della forza delle donne sui luoghi di lavoro. Ma da FemAle precisano: non è solo femminismo, è dimostrare che la birra non è "roba da uomini".

DONNE E BIRRA – Per anni spesso le donne si sono sentite ripetere che la birra non fa per loro e che forse sarebbe meglio che bevessero qualcosa di più dolce rispetto ad una media rossa. Queste frasi non piacevano per niente a Rebecka Singerer, stanca di sentirsi suggerire birre fruttate, tipicamente associate a consumatrici donne. Così, ha aderito a FemAle, il gruppo di Gothenburg che poi ha lanciato la birra in questione.

WE CAN DO IT – 'We Can Do It' è la birra ad alta fermentazione che ha debuttato sul mercato svedese, imbottigliata con etichette raffiguranti Rosie the Riveter, simbolo Usa della forza delle donne nel lavoro nelle immagini di propaganda della Seconda Guerra Mondiale. “Non è una birra da donne, ma una birra prodotta da donne che tutti possono bere. Non c’entra con il femminismo, c’entra solo con l’uguaglianza. Volevamo mostrare di saperla fare”, ha spiegato Elin Carlsson, la 25enne fondatrice del gruppo, che dipinge auto in una fabbrica Volvo fuori città.

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UN APPROCCIO DIVERSO – Solitamente, i big del mercato tendono a proporre alternative “per donne” o per palati non abituati alla birra. Spesso il loro tentativo fallisce. In questo caso l’approccio si ribalta: è una birra che solitamente questo target non sceglierebbe, ma gli viene proposta proprio per questo. Perché no? L’obiettivo è semplicemente quello di “avere più donne nel mondo della birra: mamme, ragazze, fidanzate, zie, persino nonne, che vogliono saperne di più”.

IL PROGETTO - We Can Do It è figlia di Felicia Nordström, una barista che poi è entrata in contatto con FemAle. A quel punto è nata la collaborazione con Ocean, un microbirrificio locale. Definita la ricetta, sono stati prodotti i primi 1,600 litri. I malti usati sono 3: Maris Otter, Amber e un malto di Thomas Fawcett, oltre a luppoli Galaxy e Cascade. L’IBU è pari a 65 e il grado alcolico a 4.6%.

LE ITALIANE AMANO LA BIRRA – Alcuni dati diffusi in Italia da AssoBirra rivelano che siamo primi al mondo per numero di consumatrici (circa 60%) e ultimi per il loro consumo procapite (solo 14 litri). In 30 anni il numero di appassionate è raddoppiato (+125%), ma va sottolineato anche come le italiane siano anche le bevitrici più responsabili.

Secondo uno studio Astra/AssoBirra, prevale un consumo moderato e sporadico (il 70% delle bevitrici di birra lo fa appena 1 volta al mese), in piccole quantità (l’80% beve solo la chiara da 200 o 330 ml) e in un contesto a pasto e socializzante (76% a cena con gli amici in pizzeria). Tradotto: siamo il Paese in cui le bevitrici bevono meno, dicono da AssoBirra. Così come accade, appunto, in Francia, Svezia e Regno Unito.

Anna Tita Gallo

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