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immagineMolto spesso lavorare in un ufficio può essere stressante, soprattutto se si ricopre un ruolo di responsabilità e i ritmi di lavoro sono tutt'altro che leggeri: ci sono scadenze da rispettare, obiettivi da raggiungere e progetti da seguire. Ecco che allora, a causa di nervosismo, ansia, frustrazione o semplice stanchezza, anche i capi più calmi e accomodanti possono perdere le staffe, pronunciando ad alta voce frasi dall'effetto davvero devastante per sé stessi e per il morale (e quindi la produttività) dei propri collaboratori.

"Avere un ruolo di responsabilità professionale è una sfida allo stesso tempo impegnativa e insidiosa - afferma Sofia Cortesi, Financial Director Hays Italia - Bisogna essere in grado di sapersi destreggiare tra deadline fiscali e di reporting, i creditori, meeting, senza dimenticare la gestione dei fornitori e il rapporto con colleghi, dipendenti e superiori. Nelle giornate più difficili può capitare di perdere un po' di autocontrollo e lasciarsi andare a rabbia e frustrazione. Tuttavia, quando si ricoprono posizioni di rilievo, pronunciare frasi inappropriate può minare la performance aziendale. E, cosa ben peggiore, compromettere la leadership di chi le pronuncia".

Ma quali sono le frasi che un capo non dovrebbe assolutamente pronunciare?

1) "Non voglio sentire lamentele"

Un vero capo deve saper captare i malumori del proprio team e dare il giusto valore a critiche e commenti negativi. Anche di fronte a problemi, che di fatto non potranno essere risolti, lasciare che un collaboratore si sfoghi è utile perché permette di instaurare un rapporto fondato sull'ascolto e sulla comunicazione.

2) "Fai come ti dico altrimenti..."

Le minacce sono dannose e gli imperativi inutili. Non servono né a rafforzare la lealtà del proprio team, né a migliorarne le prestazioni.

"I capi più saggi – commenta Cortesi - cercano di ispirare e di insegnare, evitando di spaventare attraverso un costante clima di terrore".

3) "Ho fatto io il lavoro al posto tuo ieri sera. E tu dov'eri?"

Fare pressioni sulla presenza in ufficio è un modo sicuro per creare frustrazione e malumore. Un manager che lavora sette giorni a settimana non può pretendere che i suoi dipendenti facciano altrettanto.

4) "Non ce la faremo mai!"

In ufficio deadline fa spesso rima con ansia! È in questi momenti che un capo deve mostrare sangue freddo anche se è la scadenza per la consegna di un progetto si fa sempre più serrata. Complice la tensione, è facile lasciarsi prendere dallo sconforto. Tuttavia, un capo deve evitare di riversare ansia e frustrazione sul suo team, incoraggiando sempre i propri dipendenti a dare il massimo, organizzandosi per rispettare le scadenze.

6) "Tra tutti, sei sempre il migliore"

Guai ad elogiare sempre gli stessi, confinando gli altri nell'oblio, soprattutto in riunioni plenarie o di fronte ad altri. "Il rischio che si corre - continua Cortesi - è quello di creare una divisione nel proprio team: da una parte i primi della classe e dall'altra le riserve." Ogni collaboratore valido deve sentirsi apprezzato dal management.

7) "È tutta colpa tua!"

Oneri e onori, vittorie e fallimenti. In ufficio si condivide (quasi) tutto. Non è giusto far pesare sul singolo collaboratore un insuccesso lavorativo. Bisogna parlarne con calma cercando di capire come evitare che una situazione del genere si ripeta in futuro.

8) "Sei il peggiore con cui mi sia mai capitato di lavorare!"

Rabbia, insulti, frecciate feriscono un dipendente.

"Il vero capo – conclude Cortesi - dovrebbe comportarsi con educazione e professionalità. È assolutamente inaccettabile per un manager insultare o umiliare un collaboratore perché ne minerebbe la motivazione e il coinvolgimento al successo aziendale. E se proprio si vuole fare una 'lavata di capo', meglio fargli presente quali sono gli aspetti del suo lavoro da migliorare e perfezionare".

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