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autogreenFrancia e Germania potrebbero non vedere di buon occhio la riduzione delle emissioni dei veicoli voluta dall'Ue che starebbe valutando nuovi target entro il 2025. Ma i due paesi vorrebbero ritardare di 5 anni l'intervento per abbassare le emissioni legati alla mobilità.

In Europa, le auto sono responsabili di circa un ottavo delle emissioni di anidride carbonica. Per questo le autorità comunitarie hanno fissato degli obiettivi ambiziosi per la riduzione del carbonio prodotto dai veicoli. Dal 2011 e entro il 2021 i produttori sono tenuti a ridurre le emissioni di circa il 50%. Ed è in discussione un ulteriore taglio per il 2025.

Il nuovo “obiettivo 2025” sta valutando di abbassare il limite di emissione delle auto a 68g-78g di anidride carbonica per chilometro, . Francia e Germania non si stanno opponendo al taglio ma preferirebbero che il periodo venga allungato al 2030.

Quasi la metà delle più grandi case automobilistiche stanno già lavorando in funzione degli obiettivi di riduzione del carbonio entro il 2021, secondo una ricerca condotta a maggio. La ricerca ha mostrato però che se alcuni produttori stanno facendo progressi, altri sono ancora lontani dai target Ue.

Ma Parigi e Berlino la scorsa settimana hanno rilasciato una dichiarazione congiunta affermando che gli sviluppi oltre 2021 sono stati “circondati da notevole incertezza”, come ad esempio l'adozione di un nuovo regime di sperimentazione di veicoli, e che la proposta del 2025 dovrebbe essere spinta avanto al 2030. “Svilupperemo punti chiave comuni per un futuro regime delle emissioni di CO2 per i veicoli a partire dal 2030, e ne discuteremo con i nostri partner dell'Unione europea”, hanno detto i due paesi.

L'Unione europea sta cercando di soddisfare il proprio obiettivo di riduzione dei gas a effetto serra del 40 per cento rispetto ai livelli del 1990 con nuovo pacchetto clima-energia. E intende farlo entro il 2030. Ma le preoccupazioni del settore riguardano il fatto che un obiettivo di riduzione al 2025, appena quattro anni dopo la scadenza del 2021, darebbe ai produttori troppo poco tempo per introdurre la tecnologia elettrica e ibrida necessarie per raggiungere gli obiettivi.

Quale sarà dunque la strategia che l'Europa cercherà di intraprendere? Davvero entro 10 anni il Vecchio Continente non sarà in grado di dotarsi delle infrastrutture necessarie a rendere più verde il settore della mobilità?

Francesca Mancuso

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