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uberlogoTassisti in rivolta a Roma, Torino e Milano contro l’emendamento di modifica al Milleproroghe approvato dalla Prima Commissione Affari costituzionali del Senato che secondo loro favorirebbe Uber. Vediamo perché.

A Roma il servizio è stato bloccato e i disagi si sono estesi anche agli aeroporti di Ciampino e Fiumicino, dove i taxi non si sono visti. Molti invece i tassisti accorsi in protesta davanti al Senato per far valere le loro ragioni contro la “sanatoria” a vantaggio di servizi come Uber. Anche a Torino e Milano i tassisti sono sul piede di guerra, tutti in attesa dell'assemblea di categoria del 22 febbraio a Roma, a cui seguirà il passaggio definitivo del testo in Parlamento.

La novità in questione, in sostanza, è un rinvio delle norme anti-Uber. In altre parole, l’autorizzazione velata a pratiche abusive nel comparto a danno dei tassisti che esercitano regolarmente la professione e che da tempo denunciano il proliferare di attività in concorrenza sleale che offrono servizi simili ma aggirando le regolamentazioni.

La norma rinvia a fine 2017 il termine entro cui dal Ministero delle Infrastrutture dovrà essere emanato un provvedimento che blocchi “l'esercizio abusivo dei taxi e quelle di noleggio con conducente"; inoltre si elimina il principio di territorialità delle auto Ncc (noleggio con conducente) che secondo i tassisti potranno svolgere un servizio in piena libertà e con meno controlli, gli stessi controlli che però questi autisti ritengono eccessivi mentre, dall’altro lato, scarseggerebbero quelli nei confronti dei tassisti spesso colpevoli di “rubar loro i clienti” facendo la spola verso località turistiche al di fuori delle città spegnendo i tassametri.

La guerra è quindi anche interna, non solo contro le multinazionali come Uber che scardinano i vecchi sistemi. Che serva una regolamentazione è chiaro, dipende ora dai segnali che arriveranno dal ministero.

Anna Tita Gallo

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