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immagineL'"alleggerimento" è la pratica di ridurre il peso complessivo di un prodotto attraverso l'innovazione nel packaging.

Convenzionalmente un imballaggio è "alleggerito" in uno dei due modi seguenti: il materiale stesso dell'imballaggio viene sostituito con uno alternativo di peso minore – si veda, per esempio, la tendenza a sostituire i barattoli di latta con le confezioni di cartone per gli alimenti a lunga conservazione; riduzione del peso dello stesso materiale: per esempio, la San Pellegrino ha alleggerito le confezioni risparmiando circa 850 mila chili di PET/anno, e anche Coca-Cola HBC Italia, il produttore di marchi di The Coca-Cola Company ha alleggerito il peso delle bottiglie risparmiando circa 650 tonnellate di PET e caricando sui camion più stock di prodotti in modo da snellire l'apparato logistico e, ovviamente, diminuire le spese. Nokia ha rimpicciolito le confezioni dei cellulari con imballaggi più compatti usando il 54% di materiali in meno che tradotto in cifre significa 5 mila autocarri risparmiati insieme a centinaia milioni di euro.

L'alleggerimento comporta spesso una grande riduzione dei costi lungo tutta la catena di approvvigionamento ed è, di solito, un processo di chiaro valore dal punto di vista ambientale, ciò rende questa pratica popolare nel settore cibo e bevande. Nonostante la sua popolarità, tuttavia, l'alleggerimento può essere l'approccio sbagliato se si traduce in un imballaggio che comprometta l'esperienza del consumatore.

Invece di concentrarsi sull'alleggerimento, l'industria alimentare e delle bevande dovrebbe puntare a un modello che PricewaterhouseCoopers descrive come "efficienza dell'imballaggio". Secondo questo modello, "l'efficienza dell'imballaggio" può essere definita attraverso un approccio più olistico che copre l'intera vita di una confezione. Essa prende in considerazione cinque aree specifiche: le risorse utilizzate nella creazione dell'imballaggio in esame, la sua capacità di proteggere il prodotto, l'efficienza del trasporto, l'efficienza di esposizione, il suo impatto a fine vita e, come obiettivo più ampio, la sua capacità di fornire un'esperienza positiva. Se prendiamo gli esempi individuati in precedenza vediamo che oltre ad essere scelte leggere, sono anche efficienti. Quando confrontati con il modello di efficienza del packaging, vediamo che non ci sono grandi compromessi in alcuna area, mentre nei settori dei trasporti, del consumo di risorse e dell'efficienza espositiva del prodotto, ci sono stati risultati significativi, come la possibilità di trasportare più confezioni con uno stesso camion, di disporre un maggior numero di esse su uno scaffale e un design che guarda sempre al consumatore sullo scaffale o in frigo.

Tuttavia, in altri casi, l'uso di imballaggi flessibili può essere una soluzione inefficiente, perché compromette l'esperienza del consumatore. Ad esempio, il risparmio nel prezzo e nel peso dei suddetti sacchetti, è massimo anche quando usati per prodotti di maggiori dimensioni, destinati a essere riscaldati nel microonde, come zuppe a lunga conservazione. Il problema, in questo caso, è che la leggerezza della confezione, può renderla instabile e un prodotto caldo può provocare bruciature a danno del consumatore.

Sappiamo per esperienza che i consumatori, semplicemente, non compreranno imballaggi che rendano la loro vita più difficile. Nel 2014, l'industria si trova ad affrontare un difficile bilanciamento - ridurre il nostro impatto, senza danneggiare l'esperienza del consumatore. La buona notizia, tuttavia, è che adottando approccio più equilibrato, come il modello di efficienza dell'imballaggio suggerito da PricewaterHouseCoopers, è possibile ridurre l'impatto ambientale del packaging e, allo stesso tempo, creare prodotti che soddisfino i nostri clienti. Questo è un risultato positivo sia per la salute del nostro pianeta e che per la nostra industria.

Elisabeth Wilks,

European Director, Sustainability & Stakeholder Outreach,

Asia Pulp & Paper

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