Menu

Il prezzo del petrolio ha toccato livelli insostenibili. Per oltre tre anni il prezzo del petrolio è stato sui 100/120 dollari al barile, per poi improvvisamente collassare nella seconda metà del 2014.

Tutti gli operatori sono stati colti di sorpresa dall'ampiezza della correzione, in parte dovuta all'eccesso dell'offerta ma in buona parte accelerata dall'inatteso cambio di strategia dei Paesi dell'OPEC che hanno rinunciato ai consueti tagli della produzione per difendere la loro quota di mercato, mettendo così in difficoltà le società estrattrici di shale gas negli Stati Uniti.

A nostro giudizio il prezzo del petrolio non potrà rimanere a livelli così bassi per un periodo di tempo prolungato. La produzione degli impianti già operativi non ne risente in modo significativo ma gli investimenti in nuovi impianti diventano non economici con prezzi al di sotto dei 90 dollari. Con l'attuale produzione attesa in declino del 7-8%, si verificherà un impatto sull'offerta nel medio-lungo periodo.

A ragione di cicli d'investimento brevi, i primi ad avvertire l'impatto della debolezza del prezzo del petrolio saranno i produttori americani di shale gas. Inoltre, poiché gli Stati Uniti sono stati gli unici in grado di aumentare la produzione negli ultimi due anni, i mercati osserveranno con particolare attenzione gli eventuali primi segnali di rallentamento nella produzione USA. E visto che la strepitosa espansione dello shale gas negli Stati Uniti è stata finanziata con un indebitamento aggressivo, ci aspettiamo che quest'anno si verifichi una forte reazione.

Segnali anticipatori come ad esempio il numero di permessi alla trivellazione, il numero di impianti di trivellazione attivi e i budget per le attività di esplorazione e produzione puntano tutti nella stessa direzione. È probabile che l'attività di trivellazione diminuisca di oltre il 30% nel 2015, segnando di fatto l'arresto dello sviluppo dell'estrazione di shale gas negli Stati Uniti. Il maggiore fattore d'incertezza sarà quindi il timing ma è probabile che la produzione petrolifera americana inizi a rallentare già nei prossimi mesi.

Il 'sentiment' negativo sul settore dell'energia crea opportunità. In un simile scenario i titoli azionari legati all'attività di trivellazione continueranno ad essere sotto pressione sia per la diminuzione dell'attività che per il prezzo corrente del petrolio. Dal lato dei produttori riteniamo che le performance delle società petrolifere integrate saranno inferiori durante la fase di stabilizzazione del prezzo e dell'inizio del suo recupero.

Le loro valutazioni dovranno diminuire di pari passo con la riduzione delle attività per finanziare i generosi dividendi. Le nostre preferenze vanno ad un piccolo numero di aziende petrolifere di nicchia che hanno i costi di produzione più bassi del settore, bilanci sani e sono in grado di incrementare la produzione.

Il collasso dei prezzi del petrolio ha avuto un impatto negativo sul 'sentiment' degli investitori che ha riguardato l'intera catena di produzione del settore energetico e non ha risparmiato neppure il settore delle energie pulite: nella maggior parte dei casi si tratta di movimenti privi di giustificazione. Dal canto nostro restiamo positivi sul settore dell'energia solare, dove la correzione dovuta al prezzo del petrolio nei mesi scorsi offre interessanti opportunità d'acquisto.

L'attuale profilo domanda/offerta nel settore dell'energia solare è uno dei migliori che il settore abbia mai visto e prevediamo che il volume di installazioni continuerà a crescere a doppia cifra nel corso del 2015. In questo momento gli Stati Uniti sono il nostro mercato preferito dell'energia solare: le installazioni stanno crescendo al 40% (anno su anno) ed è probabile che questo tasso di crescita non rallenti prima del 2017.

Leggi: 10 previsioni sul mercato fotovoltaico per il 2015

Guardiamo poi con favore anche al settore dell'energia eolica con una particolare attenzione al mercato cinese. Con le condizioni del vento tornate alla normalità dopo un paio di mesi insolitamente deboli e con ulteriori miglioramenti nell'accesso alla rete, ci sono a nostro giudizio considerevoli potenziali di crescita nei prezzi delle azioni di compagnie eoliche della Cina. Altri temi di investimento di nostro interesse che non dipendono dai prezzi del petrolio sono l'estensione della rete elettrica e le tecnologie finalizzate all'efficienza energetica.

Evelyne Pflugi e Roberto Cominotto,

gestori del fondo JB Energy Transition Fund di Swiss & Global Asset Mangement

Leggi anche:

PerchÈ il fotovoltaico schiaccera' lo shale gas

Petrolio, il prezzo crolla. Perché le rinnovabili sono l’unica sicurezza

PerchÈ la caduta dei prezzi del petrolio non spaventa le rinnovabili

Fonti fossili VS rinnovabili: 10 previsioni per il 2015

GreenBiz.it

Network