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Dal primo aprile va in pensione la misura di contingentamento della produzione di latte istituita dall'Europa dal 1984 con lo scopo di equilibrare il mercato e stabilizzare i prezzi.

In tutti questi anni il mercato lattiero caseario comunitario è stato tenuto sotto controllo evitando eccessive produzioni con soglie annue da non superare, prevedendo in caso contrario penali piuttosto salate a carico di ogni produttore trovato nell'irregolarità. Riportiamo il commento di Carlo Petrini uscito su La Repubblica e a seguire un approfondimento molto dettagliato sulle prospettive future.

Un po' di storia

L'Italia, sotto il Ministro Pandolfi, commette già il primo errore di valutazione nella definizione della quota nazionale arrotondando per difetto (su base del dato Istat) la produzione lattiera del 1983 definita a 8.823 migliaia di tonnellate, cifra rivelatosi inferiore alla necessaria capacità produttiva. Il secondo sbaglio nasce dall'assegnazione individuale di diritti e responsabilità ai produttori circa le soglie limiti di produzione solo oltre otto anni dopo l'entrata in vigore della norma in Europa. Due fondamentali handicap che hanno generato una serie di atti normativi pressoché tutti caratterizzati da urgenza, parzialità e sovente in contraddizione fra loro.

Oggi l'apparato produttivo lattiero caseario italiano eredita dalle quote sanzioni dovute al superato del limite nazionale tra il 1995 e il 2009; tutto ciò nonostante il meccanismo di "'atterraggio morbido" previsto dall'Ue con i quantitativi aggiuntivi (2% nel 2008; + 5% nel 2009, pari ad oltre 600.000 tonnellate). Secondo la Commissione europea il nostro paese deve ancora recuperare dagli allevatori inadempienti circa 1,75 miliardi di euro, causa del nostro deferimento alla Corte di giustizia europea. Al terminare della campagna produttiva 2014-2015, con la conclusione delle quote, l'Europa prevede un aumento di produzione di circa il 2%, potenziale fonte di nuove sanzioni. All'atto dell'abolizione delle quote latte è necessario uno strumento in grado di tracciare le condizioni per superare senza traumi il sistema in conclusione.

Chi trae vantaggio dal pensionamento delle quote?

Sicuramente quei produttori che nella campagna 2014-2015 adeguano i loro allevamenti incrementando i capi in lattazione o acquistando vacche pronte per lo scopo. Anche stavolta si annuncia proficuo per gli allevamenti di pianura, mentre si profila il contrario per i piccoli produttori di aree svantaggiate come le montagne, dove spesso la rimonta interna garantirebbe la presenza delle lattifere nella mandria, chiaramente in tempi non immediati. Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, afferma che: «la liberalizzazione della produzione richiede un'attenzione sul fatto che in Europa ci sono realtà che producono con bassi costi e quindi riescono a mettere fuori mercato aziende che operano in contesti più virtuosi ».

Il libero mercato e la dinamica del profitto applicati al cibo causano la svalutazione del ruolo sociale dell'uomo produttore. Ragione per cui, prosegue Pascale: «va tenuto conto delle micro economie delle aree svantaggiate e di montagna, spesso garanti delle tradizioni locali e custodi del territorio. Queste realtà non possono competere in un sistema di libero mercato. Che ne sarà quindi del modello sociale sviluppato negli anni in quei luoghi? Ne deriva un reale rischio di chiusura e scomparsa scongiurabile solo con adeguati strumenti di tutela da mettere in campo».

Anche i paesi come l'Olanda, in una situazione ottimale per il libero mercato, aumenteranno la propria produzione di latte, perché efficienti come dimensioni e con margini di crescita. In vista dei cali di prezzi il panorama italiano potrà trovare un paracadute nel comparto caseario. Infatti l'Italia trasforma circa il 40-45% del latte in formaggio, più del doppio della media Ue, che si aggira intorno al 20%.

Guardando al futuro, come si sta muovendo l'Italia?

Secondo il presidente di Slow Food Italia: «certamente va evitata ogni forma di condizionamento delle iniziative future da quella che è stata la gestione dello strumento quote latte». Alcuni ragionamenti lanciati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali sembrano andare nella direzione di quanto stabilito nel mese di marzo 2012 con l'approvazione de il Pacchetto latte. Quest'ultimo introduce nella Politica Agricola Comune (Pac) alcuni cambiamenti, non solo sul settore lattiero-caseario, ma su tutta l'agricoltura europea perché mette fine agli strumenti di controllo diretto.

Nello specifico il Pacchetto latte prevede punti fondamentali sui quali il Governo italiano sta lavorando per un adeguato allineamento. All'ordine del giorno le strategie per la riorganizzazione del settore, che vedrà un profondo cambiamento sia a livello nazionale sia europeo. In vista dell'importante aumento della competitività di mercato e della definizione delle future regole, lo scorso 11 febbraio, il Ministero ha convocato un tavolo di filiera. L'incontro si è tenuto alla presenza del ministro Martina, di assessori all'agricoltura delle Regioni, di delegazioni delle principali organizzazioni agricole e industriali del comparto lattiero caseario.

Secondo le ultime indicazioni presto arriverà un Decreto Ministeriale basato sulle proposte del Ministero che ambiscono a innovare il Pacchetto latte. Le scelte puntano a vari strumenti come il Fondo latte di qualità quale strumento strategico approvato nella legge di stabilità con lo scopo di aumentare la competitività dei produttori attraverso il miglioramento della qualità del prodotto. L'Istituto Ismea interverrà in supporto all'operazione sulle garanzie finanziarie per gli allevatori in modo da rendere più efficace l'azione.

Il Ministero, inoltre, propone uno specifico strumento di coordinamento di interprofessione latte e antitrust per una maggiore stabilità e trasparenza delle relazioni tra produttori, industriali e distribuzione. La finalità è il miglioramento di pratiche contrattuali di gestione dei mercati, applicazione concertata di standard di qualità, promozione collettiva, ricerca e sviluppo d'innovazioni di processo e di prodotto. Secondo Gaetano Pascale «molti allevatori di nostra conoscenza, spesso coltivatori diretti che si avvalgono della manodopera familiare, non riescono a remunerare il proprio lavoro. I nostri dubbi sono alimentati dal numero consistente di operatori lattiero-caseari nel panorama nazionale in seria difficoltà».

Tra gli strumenti proposti dal Ministero sembra rispondere a questa domanda la Tutela dei redditi agricoli. Misura di salvaguardia dei redditi degli allevatori con il rafforzamento della competitività dell'intero sistema sulla base dei Programmi Operativi Nazionali (PON) 2014-2020, con l'obiettivo di consolidare la rete di sicurezza per le imprese agricole e gli allevamenti estendendo la capacità di protezione anche ai rischi di mercato. Basare tutto sulle semplici dinamiche di mercato lascia il tempo che trova. La liberalizzazione della filiera produttiva comunitaria rischia di uniformare i prodotti. Motivo per cui, da qualche tempo ormai, Slow Food sceglie e incoraggia la comunicazione del prodotto.

Ben venga quindi la proposta dell'etichetta con chiara indicazione della zona di mungitura. Lo scorso 11 marzo con un'iniziativa privata e facoltativa ma sostenuta dal Ministero delle politiche agricole è stato presentato il logo 100% Latte Italiano. «La nostra speranza», afferma il presidente di Slow Food Italia, «è che non si moltiplichino i loghi ma che vi sia un riconoscimento univoco e nazionale di orientamento per il consumatore nella scelta quotidiana. Evidenziare in etichetta l'origine diventa sempre più un segno distintivo della qualità e sinonimo di trasparenza. Questo principio si rafforza nel caso delle produzioni di montagna, le quali devono essere distinte e valorizzate come meritano, in linea con il corrispondente regolamento dell'Ue».

Inoltre il Ministero propone una campagna di comunicazione istituzionale sulla qualità dei prodotti lattiero-caseari italiani. Lo scopo ultimo è aumentare la consapevolezza sulle qualità nutrizionali del latte in generale ma allo stesso modo attivare, nel 2016, un'operazione di educazione alimentare con il progetto "Latte nelle scuole". Il settore trova grande impatto economico dai consumi internazionali, ecco perché è fondamentale il Sostegno all'export e tutela della contraffazione dei grandi formaggi Dop per dare centralità alla produzione dei prodotti Dop e rafforzare l'azione di contrasto alla contraffazione del Made in Italy. A tale proposito un rafforzamento dei consorzi di tutela, così come proposto dal Ministero, segno discriminante nei confronti di altre forme cooperativistiche, può essere di grande impatto.

Anselme Bakudila Mbuta

Centro studi internazionale Slow Food

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