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Si parla sempre di biologico e agricoltura. Se ne parla per tanti buoni motivi, consumi in crescita, superfici coltivate che si estendono, regolamenti che si rinnovano, ma soprattutto perché questo è il momento di pensare a come "Nutrire il Pianeta", e quindi il bio deve essere protagonista anche a Expo.


Andiamo con ordine, prima di tutto c'è il successo e gli acquisti sempre maggiori di prodotti bio. Tra noi addetti ai lavori c'è sempre grande curiosità per scoprire i dati che come sempre saranno presentati al SANA di Bologna in settembre, durante gli stati generali del settore.

Nei primi 5 mesi del 2014 la domanda interna di prodotti biologici è cresciuta del 17,4% sull'analogo periodo del precedente anno, e secondo gli ultimi numeri 18 milioni di italiani mangiano abitualmente bio; la tendenza ormai più che decennale è sempre attorno a queste cifre. Più che il numero italiano, che sicuramente ha ancora grandi margini, è però importante la diffusione internazionale: su GreenBiz.it abbiamo letto questo tipo di statistiche provenire da grandi paesi come Francia e Stati Uniti, ma il fenomeno è diffuso ovunque.

Il 2015 è anche l'anno della discussione sulla proposta di riforma del regolamento UE sul bio. Ad esser sinceri finora ha suscitato più critiche che consensi: se le perplessità si concentrano sulla gestione dei controlli, si apprezza invece le regole sulle importazioni e gli scambi commerciali con paesi extraeuropei.

Un primo accordo comunque è stato siglato dal Consiglio dell'Unione, che raccoglie i 28 ministri dell'agricoltura, e nei prossimi mesi sarà esaminato da Parlamento e Commissione europea. Se a prima vista può interessare solo le aziende e chi come noi lavora con la certificazione, l'argomento ovviamente interessa come consumatori tutti i cittadini europei.

In che modo tutto questo ha a che fare con Expo? Il biologico deve raccogliere la sfida lanciata con l'obiettivo "nutrire il Pianeta, energie per la vita": l'agricoltura e l'alimentazione del futuro dovranno necessariamente tenere conto attraverso il bio della salute, e non solo della nutrizione, del Pianeta e dei suoi abitanti. Una sfida da raccogliere adesso perché il momento è quello giusto, non solo per via dell'Expo: il biologico come abbiamo detto si diffonde, perciò ha bisogno di regole più funzionali e di aumentare anche le proprie produzioni, superfici e aziende. Se realizza questi intenti, allora può proporsi come la via sostenibile dell'agroalimentare.

In questo senso l'Expo con il Parco della Biodiversità, il padiglione del biologico organizzato da BolognaFiere, può essere un'occasione di divulgazione del mondo e degli obiettivi del bio anche e soprattutto rivolgendosi a chi ancora al bio non si è avvicinato o non ne ha compreso la reale importanza.

Proprio BolognaFiere, con NűrnbergMesse (il polo fieristico di Norimberga che gestisce Biofach, fiera leader al mondo per i prodotti biologici), FederBio (Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica) e IFOAM (International Foundation for Organic Agriculture), sta organizzando Organic Week dal 3 al 5 settembre: il programma è in fase di ultimazione, ma sono già previsti incontri e la stesura di un Manifesto del biologico internazionale.

L'idea è che possa anche dare un contributo per la Carta di Milano, il documento lanciato dal governo italiano ad Expo per mettere per la prima volta in evidenza attenzione e consapevolezza sui temi dell'alimentazione e dell'agricoltura. Come CCPB l'abbiamo firmata, anche se non c'è un riferimento esplicito al legame tra politiche della nutrizione e biologico, purtroppo.

Come già proposto da FederBio, il bio deve fare in modo che questo riferimento ci sia: un'assenza significherebbe sprecare una vetrina importante come Expo. Fa piacere allora che il ministero per le Politiche agricole (Maurizio Martina è anche Ministro con delega all'Expo), abbia in cantiere un nuovo piano strategico per lo sviluppo dell'agricoltura biologica che punti sul "potenziamento dell'offerta e la semplificazione degli adempimenti e del sistema di certificazione".

In conclusione, ci sono le premesse perché il 2015 sia un buon momento per il biologico, ma possiamo lavorare in modo che, anche grazie all'aiuto di Expo, possa essere un buonissimo momento.

Fabrizio Piva,

amministratore delegato CCPB

Leggi anche:

7 proposte dal manifesto della green economy per l'agroalimentare (#expo2015)

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