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Un green lunch di lusso per celebrare l’ecosostenibilità della casa dei pneumatici per antonomasia: sembra un paradosso. Ma a quanto pare non lo è. La Pirelli, una dei principali produttori mondiali di pneumatici, con 20 stabilimenti nel mondo e una presenza commerciale in 160 paesi, da anni si impegna per abbattere l’impatto ambientale dei suoi prodotti ed è fiera di annunciare quanto sta facendo e quanto farà nei prossimi anni per rendere la sua produzione il più green possibile.

Il 5 maggio la Fondazione Pirelli di Milano ha accolto una schiera di giornalisti proprio per annunciare i risultati della sua strategia di sostenibilità, frutto dell’intensa attività di Ricerca & Sviluppo che vede impegnato oltre il 3% dei ricavi annui della ditta: poco meno della metà degli introiti tyre (il 48%) deriva da prodotti Green Performance, con una notevole riduzione dei prelievi d’acqua (30 milioni di metri cubi risparmiati dal 2009 ad oggi) e un tasso del 91% di rifiuti avviati a recupero (si prevede arrivi a superare il 95% entro il 2020). Tutto questo si basa non solo su un sistema di controllo e monitoraggio dell’intero ciclo di vita del prodotto – dall’estrazione della materia prima fino all’utilizzo del pneumatico stesso – ma anche sull’impatto diretto dei pneumatici che deriva dal combustibile consumato dalle vetture per vincere la rolling resistance.

È proprio questa resistenza al rotolamento che la Pirelli si propone di ridurre del 40% entro il 2020 per diminuire non solo i consumi di benzina, ma anche di inquinamento acustico. Sempre entro il 2020 si prevede una riduzione del 15% di CO2 e del 18% per quanto riguarda l’energia.

In base alla normativa europea del 2012, la Pirelli sarebbe proprio uno dei marchi più attenti alle problematiche di ecosostenibilità e nelle parole di Filippo Bettini, Direttore Sostenibilità e Governo dei Rischi, quello che fa onore a questa azienda pluricentenaria è la volontà di diffondere la visione green di un prodotto che di per sé ha poco di ecologico, oltre i propri confini. Come? Portando anche in paesi dove la normativa non è ancora vigente questo modus operandi, con la riduzione delle emissioni di CO2 e di consumo energetico, diminuendo al minimo lo spreco di materie prime e con la continua formazione dei dipendenti e non solo.

Il progetto Kirana Megatara mira proprio a questo. Kirana Megatara Group è il maggiore produttore indonesiano di gomma naturale e dal 2014 Pirelli supporta i farmer locali formandoli in modo adeguato per far sì che l’estrazione del lattice dalla corteccia mantenga alta la produttività della pianta, diminuendo il rischio di deforestazione, proteggendo la biodiversità e aumentando gli introiti, anche locali. Pirelli e Megatara erogano annualmente borse di studio per i figli dei contadini non solo per garantir loro un’istruzione adeguata, ma anche per sensibilizzare le comunità. E a “guadagnarci sono tutti, soprattutto chi prima aveva meno” – afferma Eleonora Pessina, Group Sustainability Manager.

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La Pirelli sta inoltre finanziando ricerche per sviluppare gomme naturali di origine diversa come il guayule – un arbusto non alimentare che non richiede molta acqua – o la silice della lolla di riso, ovvero la buccia che in genere si butta: con questo processo si ridurrebbe più del 90% l’emissione di CO2, utilizzando ciò che in genere viene scartato.

Membro della Global Compact delle nazioni unite dal 2004, la Pirelli ha ricevuto svariati riconoscimenti, sia per il progetto Megatara che per la centrale a biomassa in Brasile, una caldaia che usa scarti del legno invece che gas naturale, con un effetto neutro sull’effetto serra dato che la CO2 rilasciata durante la combustione equivale a quella assorbita dalla pianta durante la crescita. Impegnata da sempre nel welfare dei dipendenti, attiva in ambito sportivo con i suoi campus di calcio sparsi per il mondo, sostenitrice di iniziative sociali, culturali ed educative, Pirelli opera infine con le ONG locali sviluppando la sua politica in base ai 17 Sustainable Development Goals fissati dall’ONU per il 2030.

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Per diffondere i temi della ecosostenibilità la fondazione Pirelli ha allestito al suo interno anche un percorso espositivo: documenti dell’archivio storico della ditta, fotografie, locandine e il lato per così dire farmaceutico della creazione del pneumatico che mette in mostra la sua “anima di gomma” attraverso i vari tipi di elementi che lo costituiscono, svelando il lato nascosto di un oggetto così poco apparentemente green, ma che racchiude in sé un notevole impegno e un risultato concreto per limitar al massimo il suo impatto ambientale, nel tentativo di rendere anche le macchine, paradossalmente, meno inquinanti.

Valentina Nizardo

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