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fv cinaRiceviamo e pubblichiamo la risposta di Afase ad Eu ProSun, che aveva sostenuto l'"effetto positivo" sull'occupazione dell'introduzione di dazi anti-dumping sui prodotti solari cinesi da parte dell'Unione Europea

Gli sviluppi sul mercato statunitense non riescono a fornire un parametro per prevedere l'impatto dei dazi sul mercato europeo del solare.

EU ProSun ha a più riprese sostenuto che i dazi antidumping e/o compensativi (AD / CVD) non avranno effetti sulla catena del valore del fotovoltaico europeo a valle e a monte della produzione di prodotti solari. Con riferimento agli Stati Uniti, EU ProSun afferma che il 2012 è stato un anno record per il numero di impianti fotovoltaici installati e che il numero di posti di lavoro nel settore americano del solare ha continuato ad aumentare, nonostante l'imposizione di AD/CVD.

Tuttavia, questo ragionamento è viziato e altamente fuorviante poiché:

1. la gamma di prodotti interessata dai dazi statunitensi è diversa rispetto a quella oggetto delle indagini dell'Unione Europea e 2. il mercato statunitense è difficilmente confrontabile con quello dell'Unione Europea.

1. La gamma di prodotti interessata dai dazi statunitensi è diversa rispetto a quella oggetto delle indagini dell'Unione Europea. Mentre le indagini UE includono i wafer, le celle e i prodotti di origine cinese, i dazi statunitensi vengono applicati esclusivamente sulle celle di origine cinese, siano o meno integrate all'interno di moduli.

I moduli prodotti in Cina che utilizzano celle di origine non cinese non sono soggetti agli AD / CVD statunitensi. I moduli cinesi possono quindi continuare ad attraversare le dogane statunitensi senza essere soggetti agli AD / CVD. In altre parole, la Cina ha potuto acquistare le celle da altri Paesi e assemblarle quindi all'interno del propri confini, evitando così i dazi. Se le importazioni negli Stati Uniti di moduli prodotti in Cina utilizzando celle cinesi sono diminuite, mentre al contempo le installazioni di impianti negli Stati Uniti sono aumentate, ciò è dovuto proprio al fatto che la domanda è soddisfatta da moduli prodotti in Cina utilizzando celle di origine non cinese, oltre che da moduli prodotti fuori dalla Cina. Ciò significa che l'andamento negli Stati Uniti non è un metro significativo per poter valutare l'impatto dei dazi nell'Unione Europea.

Paradossalmente, la parte ricorrente negli Stati Uniti, guidata da SolarWorld US, ha denunciato alle autorità statunitensi l'ingresso di prodotti sul mercato USA che avrebbero aggirato gli AD / CVD esistenti. EU ProSun non dovrebbe affermare in Europa che gli AD / CVD statunitensi non producono effetti sulla catena del valore del FV negli USA, mentre allo stesso tempo il suo principale esponente lamenta, negli Stati Uniti, che i dazi non hanno ottenuto gli effetti sperati.

2. Il mercato statunitense è profondamente diverso da quello europeo. Ad esempio, mentre il mercato dei prodotti fotovoltaici a film sottile è molto ridotto nell'Unione Europea, tale mercato è molto rilevante negli Stati Uniti, dove questo prodotto domina il mercato degli impianti al suolo di grandi dimensioni. Non solo esistono pochi produttori cinesi di prodotti solari a film sottile, ma la domanda di impianti al suolo di grandi dimensioni negli USA viene soddisfatta principalmente da produttori del solare non cinesi, e in primo luogo dall'azienda statunitense First Solar. Di conseguenza, un segmento molto consistente del mercato statunitense non subisce gli effetti degli AD / CVD sui prodotti cinesi. Nell'Unione Europea, al contrario, la domanda di impianti al suolo di grandi dimensioni viene soddisfatta principalmente da prodotti fotovoltaici in silicio cristallino, che sono oggetto delle indagini in corso.

Il confronto con il mercato statunitense è quindi viziato e dovrebbe invece basarsi sulle caratteristiche proprie di ogni mercato. Finanziamenti pubblici, tipi di impianto (es. su tetti privati oppure impianti montati al suolo), costo dell'energia elettrica, operatori sul mercato del FV e la loro importanza relativa sono tutti fattori per cui Unione Europea e Stati Uniti si differenziano molto. Perciò, l'andamento del mercato statunitense non può costituire un metro di giudizio per valutare l'impatto dei dazi.

Il pericolo per il settore del solare europeo è quindi imminente. I dazi in Europa non sono solo inefficienti, dato che la radice del problema per i produttori del solare è di natura strutturale, legata a elevate strutture dei costi e mancanza di economie di scala, ma essi sono contro l'Interesse dell'UE, comportando alti costi, in termini di posti di lavoro e di valore aggiunto lungo la catena del valore del fotovoltaico, e contraddicendo la politica dichiarata dell'Unione Europea, volta a stimolare la crescita delle energie rinnovabili.

L'effetto negativo dei dazi sulla catena del valore del FV dell'Unione Europea si riscontra anche nella dichiarazione di Sascha Möhring, AD di Möhring Energie GmbH: "Il mercato del fotovoltaico è già bloccato e la discussione di nuovi progetti è molto limitata. Questa situazione potrebbe solo peggiorare con l'imposizione di dazi. Inoltre, i dazi comprometterebbero pesantemente la transizione energetica". Anche la stessa Commissione Europea, nel suo rapporto sulle energie rinnovabili del giugno 2012, sostiene: "È importante continuare a utilizzare ogni strumento a nostra disposizione per ridurre i costi e fare in modo che le tecnologie per le energie rinnovabili diventino competitive e rispondenti alle logiche di mercato".

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