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Veicoli elettrici, idridi, a idrogeno: le soluzioni per la mobilità sostenibile esistono, ma finora la loro diffusione è stata limitata, per problemi tecnici, ambientali o propriamente economici dovuti agli alti costi a fronte di rese non ancora paragonabili a quelle ottenute con tecnologie convenzionali (combustibili a petrolio).

Un recente studio cinese dimostrerebbe però che utilizzare i veicoli elettrici per stabilizzare le reti potrebbe portare ad un utilizzo sempre più sostenibile delle energie rinnovabili, contribuendo di per sé anche alla diffusione di tecnologie per la mobilità sostenibile.

Su queste delicate tematiche abbiamo intervistato Fabio Orecchini, Professore Ordinario di Sistemi per l’energia e l’ambiente presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’, Direttore del Centro di ricerca sull’automobile e la sua evoluzione, nonché ideatore e presidente del comitato scientifico di H2R - Mobility for sustainability di Ecomondo, Fiera di Rimini.

L’idrogeno è realmente la tecnologia del futuro?

L’idrogeno è uno dei vettori energetici che ci permetteranno di realizzare un futuro basato su fonti rinnovabili e su tecnologie capaci di non emettere gas inquinanti e alteranti dell’effetto serra. Non sarà l’unico vettore, perché anche l’elettricità è destinata ad avere un ruolo sempre più importante. La competizione tecnologica all’orizzonte è quella tra tecnologie dell’idrogeno e dell’elettricità. Una competizione tra due sistemi che si somigliano molto ed hanno molte soluzioni in comune. Nel caso dell’auto, ad esempio, in entrambi i casi si tratta di auto con trazione elettrica, che in un caso fanno rifornimento di idrogeno e sono dotate di serbatoio di idrogeno e celle a combustibile, nell’altro si ricaricano con elettricità e sono dotate di batterie. Ma sono entrambe auto elettriche.

Veicoli elettrici: come incentivare i punti di ricarica e l’acquisto?

Per l’auspicabile diffusione di veicoli elettrici servono linee guida politico-normative certe e a lungo termine. Questo permette la messa in campo dei consistenti investimenti in infrastruttura, necessari sia per l’auto elettrica a batterie, sia per l’auto a idrogeno, e la proiezione di dati di mercato affidabili e capaci di permettere le economie di scala e la riduzione dei prezzi che servono per permettere la diffusione di massa. Le città devono decidere se e da quando saranno, almeno in aree definite, a emissioni zero. E gli stati devono indicare da quando le emissioni e i consumi di combustibile dovranno essere ridotti, molto ridotti e poi zero. C’è una strada tracciata dall’Unione Europea, adesso deve diventare strategia locale e industriale.

Tra tutte le tecnologie di mobilità sostenibile, quale prevede sia la più realizzabile a breve termine? Perchè?

A breve termine la tecnologia ibrida, che vede coesistere a bordo il motore tradizionale e il motore elettrico con batterie, permette di abbattere sostanzialmente consumi ed emissioni, soprattutto in città, e di farci avvicinare in termini tecnologici e di educazione dell’automobilista all’auto con trazione totalmente elettrica. Auto ibride non ricaricabili dall’esterno e auto ibride con ricarica dalla presa elettrica e autonomia di alcune decine di chilometri in modalità emissioni zero sono il prossimo passo del mercato automobilistico. Entrambe non chiedono un cambiamento di abitudini a chi utilizza l’auto e garantiscono autonomie di percorrenza pari, o addirittura migliori, rispetto alle auto attuali con un pieno di combustibile.

L’utilizzo dei veicoli elettrici per stabilizzare le reti elettriche (la tecnologia Electric Vehicle-To-Grid) è uno scenario realmente concretizzabile?

Certamente sì. L’arrivo di veicoli elettrici, sia a batterie che a idrogeno, apre lo scenario a possibilità totalmente nuove e molto interessanti per il sistema energetico. Una di queste è la capacità di gestire l’energia nei due flussi, in ingresso e in uscita rispetto al veicolo. Questo, in una realtà ad intelligenza digitale sempre più diffusa e crescente, è possibile e molto interessante per ridurre i costi di infrastruttura e migliorare i benefici per l’utilizzatore.

Roberta De Carolis

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