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Simone Togni

Energia eolica: un’opportunità off limits? Il mese scorso a Tuscania e Orvieto stavano per essere installati impianti eolici progettati dalla società Innova Wind di Napoli.

Ma tredici associazioni tra cui Legambiente si sono opposte fermamente, che “tra le conseguenze inevitabili, ci sarebbe anche il prevedibile e irreparabile danno che l’alterazione del paesaggio comporterebbe all’attrattività culturale e turistica delle due aree che in essa hanno avuto sinora un importantissimo fattore di sviluppo economico”.

L’eolico è una fonte di energia rinnovabile, ma non considerata universalmente “pulita” per via dell’impatto visivo e ambientale dovuto alle pale eoliche, accusate spesso di deturpare il paesaggio o di essere un potenziale rischio per l’avifauna circostante. L’Italia, intanto, nel 2014 ha registrato un calo del 76% di MW installati rispetto al 2013, passando da circa 37.000 occupati nel 2012, ai 34.000 nel 2013 e ai 30.000 del 2014. Qual è dunque il rapporto rischio/beneficio?

A questo proposito abbiamo intervistato Simone Togni, Presidente di Anev (Associazione nazionale energia del vento).

No all’eolico: tutela del paesaggio o danno ambientale ed economico?

I benefici portati dalla fonte eolica, sia in termini ambientali che economici, sono apprezzati da tutti e comprovati scientificamente. Non è un caso infatti che oltre l’80% della popolazione italiana, secondo uno studio dell’Ispo, gradirebbe che si investisse di più sull’eolico e sulle rinnovabili. Dal punto di vista ambientale i benefici sono tangibili, soprattutto se si considerano gli effetti sul clima.

La sola energia eolica oggi, in Italia, produce 15 TWh di energia, in grado di coprire i fabbisogni domestici annuali di oltre 15 milioni di persone e di apportare benefici ambientali, con il risparmio di circa 19 milioni di barili di petrolio corrispondenti a circa 10 milioni di tonnellate di emissioni risparmiate di anidride carbonica.

Inoltre numerosi studi hanno dimostrato quanto l’eolico sia rispettoso di fauna e avifauna. La Canadian Wind Energy Association (CanWEA) ha evidenziato che su 10.000 incidenti accorsi ai volatili, meno di uno è imputabile agli impianti eolici, e in Italia grazie all’Osservatorio sull’Avifauna e i Chirotteri si usano attenzioni progettuali assai avanzate.

L’ente inglese per la protezione degli uccelli (Society for the Protection of Birds - RSPB) ha detto “I cambiamenti climatici rappresentano la più grande minaccia a lungo termine per i volatili e per altre specie. Quella eolica è la tecnologia più avanzata tra le rinnovabili, disponibile in larga scala oggi. La RSPB supporta la crescita significativa della produzione di energia eolica onshore e offshore”.

A causa dei cambiamenti climatici oggi 985 specie di volatili sono in via di estinzione e la fonte eolica permette di risparmiare milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Dal punto di vista economico e occupazionale, il settore eolico crea ogni anno posti di lavoro e risorse economiche che sostengono l’industria nazionale, la crescita, lo sviluppo e l’occupazione, stimabile entro il 2020 ad una cifra pari a circa 67.000 unità nel caso di realizzazione di tutto il potenziale eolico.

Inoltre l’ANEV da anni ha definito un protocollo avanzatissimo di rispetto del territorio e del paesaggio che garantisce l’utilizzo delle migliori tecnologie di progettazione e l’esclusione delle aree di pregio dalla realizzazione delle installazioni. Inoltre grazie al Protocollo ANEV-Legambiente-Greenpeace per il corretto inserimento dell’eolico nel territorio e nel paesaggio, vi è in Italia l’obbligo di ripristino totale dei luoghi al termine della vita del parco eolico, cosa che risolve completamente l’impatto visivo di questi impianti puliti per la produzione di energia.

Esiste dunque una verità?

Roberta De Carolis

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