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Re Rebaudengo

Energie rinnovabili: panorama di un futuro incerto. Generazione distribuita per il fotovoltaico ma tagli agli incentivi per le rinnovabili non fotovoltaiche. Il tutto in una crisi economica mondiale e sotto la spada di Damocle rappresentata dalle tensioni geopolitiche tra l’Unione Europea e la Russia, da cui dipendiamo per il gas.

Il settore delle rinnovabili è poi ulteriormente penalizzato da alcuni recenti provvedimenti in tema di sbilanciamenti presi dall’Aeegsi. Cosa possiamo aspettarci dunque a breve e medio termine? Di questo abbiamo parlato con Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili.

Gent.mo dott. Re Rebaudengo, come prevede il panorama energetico italiano nel prossimo futuro? Il sistema di microgenerazione dell’energia (generazione distribuita) sarà veramente la rivoluzione per il fotovoltaico?

La situazione energetica in Italia è caratterizzata da due tendenze che influenzano la dinamica della domanda e dell’offerta e quindi i prezzi in esito al mercato elettrico: il calo dei consumi di elettricità dovuto al perdurare della crisi economica, l’incremento della produzione da fonti di energia rinnovabile, che nel 2014 ha quasi raggiunto i 120 TWh, ovvero il 39% della domanda italiana di energia elettrica. La crisi economica ha ridotto drasticamente il consumo di energia: ad esempio, nel 2014 il Pil è calato dello 0,4%, mentre la domanda di elettricità del 3%; d’altro canto, i consumi finali lordi di energia erano stati nel 2013 i più bassi degli ultimi dieci anni. Ultimamente, lo scenario macroeconomico internazionale sembrerebbe in ripresa e anche l’Italia sta evidenziando qualche segnale di recupero, sebbene in misura molto più limitata rispetto agli altri paesi europei. Sperando in una vera e propria ripresa, nel prossimo futuro ci aspettiamo quindi un rialzo dei consumi energetici e della domanda di elettricità. Ciò che è certo è che le rinnovabili assumeranno un ruolo da protagoniste, anche nell’ottica degli obiettivi europei al 2020 e 2030 sulla riduzione delle emissioni, l’incidenza delle fonti rinnovabili sui consumi finali e l’efficienza energetica. In tale quadro avverrà un’importante crescita della generazione distribuita attraverso i Sistemi Efficienti di Utenza (Seu) con i quali è possibile sfruttare al massimo la caratteristica delle fonti rinnovabili di essere disponibili ovunque. Più in generale, crediamo che il settore elettrico andrà incontro, nei prossimi anni, ad una rivoluzione simile a quella intervenuta nell’informatica e nella telefonia mobile. Il settore dell’IT e quello delle rinnovabili sono infatti accomunati da due fattori paralleli. Innanzitutto, l’efficienza energetica delle energie rinnovabili sta vivendo la propria crescita esponenziale nel solare e eolico. In secondo luogo, come nell’Internet delle Comunicazioni, i costi fissi per la costruzione dell’infrastruttura sono rilevanti, ma il costo marginale di scambiarsi le informazioni è praticamente nullo. Ache nell’Internet dell’Energia che sta iniziando a svilupparsi i costi fissi sono significativi, mentre il costo marginale di produrre un kilowattora solare o eolico è prossimo allo zero. Internet, energie rinnovabili e generazione distribuita presto si fonderanno, creando un Internet dell’Energia che cambierà il modo in cui si produce e si distribuisce l’elettricità.

Quali strategie normativo-burocratiche potrebbero realmente sostenere un investimento nel settore delle rinnovabili?

In Italia necessitiamo innanzitutto di regole certe. Le recenti misure introdotte dal Legislatore e dal Governo hanno illegittimamente modificato in senso deteriore e con efficacia retroattiva i rapporti incentivanti in essere, pregiudicando seriamente gli interessi economici del settore. Non solo. Tali provvedimenti hanno contribuito a generare sfiducia negli operatori nazionali, nonché negli investitori esteri che pretendono, per continuare a investire nel nostro Paese, regole chiare, certe, stabili nel tempo e che, soprattutto, siano coerenti con un preciso disegno di politica energetica di lungo periodo. Bisogna quindi adottare un atto programmatorio energetico di lungo periodo che impegni seriamente le istituzioni e che abbia come obiettivo primario la prosecuzione dello sviluppo delle rinnovabili. Inoltre, lo sviluppo e la competitività delle fonti rinnovabili in Italia, rispetto ai principali paesi europei, sono penalizzati dal maggior carico di burocrazia e dagli ingenti costi che questo comporta. È necessario dunque, così come abbiamo detto nel nostro documento di proposte per il Green Act, eliminare gli adempimenti burocratici superflui, semplificare e accelerare i procedimenti autorizzativi, ad esempio ampliando l’uso di strumenti come il silenzio-assenso, e favorire l’adozione di norme regionali omogenee.

A breve sarà emanato il nuovo decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche, che ultimamente è stato modificato in seguito alle critiche e alle pressioni dei principali attori del settore. Ritiene che la nuova bozza abbia recepito le modifiche richieste? Che accadrà alle rinnovabili non fotovoltaiche se sarà questo il testo definitivo?

Le bozze di Decreto sui meccanismi di incentivazione per le rinnovabili elettriche (escluso il fotovoltaico) che assoRinnovabili ha potuto visionare non appaiono in generale sufficienti a garantire un quadro di ulteriore sviluppo per il settore, soprattutto in considerazione della recente impennata del Contatore a 5,765 mld di Euro che rischia di vanificare l’efficacia del decreto stesso, in quanto soggetto al tetto massimo di 5,8 mld di Euro. Sono presenti numerosi punti critici, di cui i principali sono: - un orizzonte temporale molto breve, solo fino al 1° dicembre 2016, che non permette agli operatori di programmare adeguatamente gli investimenti nelle loro imprese; - una riduzione dei contingenti incentivabili tale da non sanare nemmeno tutte le istanze idonee ma non ammesse ai Registri precedenti; - un taglio drastico degli incentivi, in particolare per i piccoli impianti: fino al 40% in meno al mini eolico, fino al 18% in meno per il mini idroelettrico e fino al 17% per i piccoli impianti a biomasse e biogas; - nel settore delle bioenergie non sono stati previsti incentivi nè per i rifacimenti nè per gli impianti sopra i 5 MW. Delle osservazioni che assoRinnovabili ha fatto pervenire al Mise, solo alcune sono state recepite, come, ad esempio, la possibilità di impiego di componenti anche rigenerati in relazione all’utilizzo di componenti funzionali alle integrali ricostruzioni, l’inserimento di un contingente pari ad almeno 20 MW dedicato agli impianti geotermoelettrici da mettere ad asta. Nel complesso pensiamo che il decreto avrà un impatto modesto, rischiando seriamente di bloccare lo sviluppo del settore.

Secondo Legambiente, in particolare, il testo precedente avrebbe finito per danneggiare l'eolico, con tagli fino al 40% agli incentivi per i piccoli impianti e del 24% per il mini idroelettrico. Ora invece il decreto prevede un contingente per l’eolico offshore, sembra dare un po’ più di spazio a quello a terra, mettendo un limite alla potenza incentivabile dagli ex-zuccherifici. In questa versione i presunti danni per l’eolico saranno realmente scongiurati?

La nuova bozza introduce degli elementi migliorativi rispetto alla versione precedente, quali l’incremento della potenza incentivabile per l’eolico on shore (800 MW) e l’introduzione di un contingente, seppur minimo (30 MW), per l’eolico off shore. Tali elementi debbono, tuttavia, confrontarsi con il limite di spesa di 5,8 miliardi di euro, quale tetto all’incentivazione degli impianti rinnovabili.

Di fatto il nuovo Decreto dovrebbe alimentarsi con le poche risorse economiche ancora disponibili al raggiungimento del tetto di spesa previsto e con l’uscita di alcuni impianti dal precedente regime incentivante. In queste condizioni diventa, dunque, molto difficile poter parlare di un reale ulteriore sviluppo della fonte eolica. Il limite di spesa costituisce un elemento di eccessiva incertezza per il settore, posto che, al raggiungimento dello stesso, il Decreto perde efficacia. Gli 800 MW sono, pertanto, solamente teorici perché il GSE si riserva di modificare i contingenti previsti dall’attuale bozza di Decreto in funzione dell’andamento del Contatore. L’introduzione di un cap del 50%, rispetto al precedente 30%, appare inoltre eccessivo, considerando anche una riduzione di circa il 14% rispetto alla precedente tariffa di riferimento. In sintesi, non è certo un Decreto capace di far ripartire il settore eolico italiano nè tanto meno gli altri settori, quanto piuttosto un Decreto ponte che dovrebbe traghettarci al 2017, quando la disciplina europea sugli aiuti di Stato diventerà pienamente vigente.

I provvedimenti dell’Aeegsi degli ultimi 2 anni in tema di sbilanciamenti non hanno di certo aiutato il settore delle rinnovabili. In quale direzione stiamo andando?

La posizione di assoRinnovabili in relazione alla disciplina sugli sbilanciamenti è sempre stata molto chiara e volta ad un positivo miglioramento delle diverse Delibere adottate dall’Aeegsi. L’Associazione è sempre stata favorevole ad una maggiore responsabilizzazione dei produttori finalizzata ad una minimizzazione degli sbilanciamenti fisici dell’energia prodotta. Le varie discipline adottate dall’Autorità non hanno, invece, tenuto conto, come si evince anche dalle sentenze di accoglimento dei ricorsi presentati da assoRinnovabili, delle caratteristiche intrinseche degli impianti rinnovabili non programmabili. Non vi è dubbio che tali impianti debbano contribuire ad una maggiore efficienza del sistema elettrico ma per farlo è necessario che siano messi nelle corrette condizioni. Non è sufficiente prevedere una franchigia o una banda entro cui gli sbilanciamenti non sono penalizzati economicamente se poi manca una struttura di mercato che favorisca una piena integrazione delle rinnovabili non programmabili nel sistema elettrico. In tal senso assoRinnovabili ha più volte chiesto l’introduzione di franchigie e bande differenziate per fonte con valori maggiormente corrispondenti alla natura delle fonti considerate, la valorizzazione dell’energia oggetto di sbilanciamento ai sensi della Delibera 281/2012, un avvicinamento delle previsioni alla fase dell’immissione fisica, la possibilità di aggregazione multifonte delle unità produttive. Ad oggi siamo ancora in attesa della definizione di un ulteriore ricorso pendente dinanzi al TAR Milano ma con fiducia auspichiamo che le proposte inviate all’Autorità al fine di superare il contenzioso vengano accolte.

Le tensioni geopolitiche tra l’Unione Europea e la Russia scaturite dalla crisi ucraina stanno spingendo Mosca a cercare partenariati sempre più a est, come è emerso dal Seminario eurasiatico recentemente terminato. Quali conseguenze potrebbero esserci per noi sul piano energetico? Quali le misure possibili per difenderci dalla dipendenza dal gas russo?

Il gas naturale è la seconda fonte energetica maggiormente utilizzata nel nostro Paese e la Russia è il nostro principale fornitore, avendo soddisfatto nel 2013 con 28 mld di metri cubi, quasi metà della nostra domanda. Rispetto al 2008 però la domanda di gas si è ridotta di circa 23 mld di metri cubi (-27%). La contrazione più marcata (ben 16,1 mld di metri cubi in meno) ha caratterizzato il settore della generazione elettrica ed è stata causata principalmente dal calo della domanda elettrica, dall’aumento della produzione da fonti rinnovabili non programmabili e dalle favorevoli condizioni metereologiche in termini di elevate precipitazioni per la produzione idroelettrica. Questa è una dimostrazione tangibile di come lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica possano ridurre drasticamente le importazioni di combustibili fossili esteri.

L’80% dell’energia consumata in Italia (intesa come elettricità più calore e trasporti) ha un’origine estera con evidenti effetti sulla sicurezza degli approvvigionamenti essendo, come noto, gas e petrolio di provenienza da aree geografiche a rischio (Libia, Russia, Iraq ecc.). Per quanto riguarda l’energia elettrica, ne importiamo circa il 62%: il 14% direttamente sotto forma di elettricità e il rimanente 48% sotto forma di materie prime (carbone, petrolio e gas) necessarie per la produzione.

Il restante 38% è ottenuto da “materie prime nazionali” come sole, vento, acqua, biomasse e geotermia. Per raggiungere la necessaria maggiore indipendenza dall’estero occorre fare un maggior uso delle fonti rinnovabili, come peraltro anche affermato dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN), approvata dal Governo nel 2012. Oltre al fondamentale apporto delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica e termica, un contributo significativo potrebbe essere garantito dal biometano (metano ricavabile dalla purificazione del biogas) quale valido sbocco alternativo per la filiera delle bioenergie. L’utilizzo di tale fonte avrebbe delleforti sinergie con due asset fondamentali del nostro Paese in tema di politiche energetiche: la rete nazionale del gas naturale, una delle più capillari ed estese d’Europa, in cui potrebbe essere immesso; e il parco auto a metano, di gran lunga il più importante d’Europa, che, grazie al biometano, potrebbe svilupparsi ulteriormente. Le energie rinnovabili sono le uniche in grado di rendere l’Italia e l’Europa più sostenibile e più indipendente dalle importazioni di fonti fossili da Paesi prevalentemente non democratici o politicamente instabili.

Roberta De Carolis

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