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emissioni taglioue

Emissioni: l’Europa mira entro il 2050 ad un taglio radicale, pari all’80%, rispetto ai valori del 1990 (circa 4 miliardi di tonnellate). E alla COP 21 di Parigi l’Italia ha firmato un accordo in base al quale l’innalzamento della temperatura globale dovrà essere contenuto sotto 2 gradi centigradi, lavorando per mantenerlo a 1,5.

Sull’argomento è recentemente intervenuto il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) del Parlamento europeo, secondo il quale, per rispettare tali accordi, le emissioni globali di gas serra devono essere tagliate “almeno” del 40-70% entro il 2050, e diventare zero o negative entro il 2100.

Inoltre l’IPCC invita l’Italia ad implementare in fretta la riforma del mercato delle emissioni, l’EU Trading Scheme (ETS), in modo da incentivare in modo più efficace le industrie a produrre meno emissioni inquinanti, riducendo il numero di quote del 2,2% all’anno.

Il gruppo intergovernativo, infatti, ritiene che il principale strumento per la riduzione delle emissioni sia proprio il mercato ETS, con sistema di cap&trade (limita e commercializza), con il quale si pone un tetto massimo alle emissioni consentite, sotto cui è possibile comprare e vendere i permessi a disposizione di produttori di energia elettrica, industria e settore aereo nazionale.

Ma in questo quadro di obiettivi, l’Italia a che punto è?

“Con la nuova impostazione del pacchetto UE 2030, ci sono tutte le condizioni per una strategia italiana basata prioritariamente sulla promozione dell’efficienza energetica in chiave di aumento della competitività del sistema paese, sulla diffusione delle rinnovabili termiche e sulla penetrazione degli usi efficienti del vettore elettrico – ci ha detto Monica Tommasi, Presidente dell’Associazione Amici della Terra - La Commissione certifica che, già nel 2013, l’Italia ha raggiunto i tre obiettivi del cosiddetto “20-20-20”.

Siamo dunque a buon punto? “La riduzione dei gas serra è stata, nel 2013, già oltre gli obiettivi per le emissioni non ETS. Anche in termini complessivi, sulla base dei più recenti dati ISPRA, già nel 2014 è stata raggiunta una riduzione delle emissioni del 20% rispetto al livello del 1990 " ha continuato la Tommasi, che però precisa come la riduzione sia dovuta soprattutto alla diminuzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi, e solo in parte grazie all’aumento di efficienza e per la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Ma non basta, soprattutto perché a quanto sembra l’Italia ed i suoi rappresentanti non si mostrano consapevoli di questa performance, continuando a partecipare al processo di formazione delle politiche energetico-climatiche in modo subalterno.

“Sintomo di questa subalternità è stata, nei mesi scorsi, l’incapacità di mettere in discussione il totem del sistema ETS che penalizza l’Europa e l’Italia nonostante i livelli di eccellenza e di ecoefficienza già raggiunti dai paesi dell’UE nella decarbonizzazione dei processi produttivi - denuncia la Presidente - Col sistema ETS si è alimentato un processo di delocalizzazione delle attività industriali senza dare alcuno stimolo ai paesi emergenti ed in via di sviluppo nel processo di decarbonizzazione delle loro economie”.

Gli Amici della Terra propongono di superare l’ETS con l’introduzione di un’imposta sull’intensità carbonica dei prodotti da applicare in modo non discriminatorio sia per i prodotti UE che per quelli importati, sulla base del contenuto di anidride carbonica emesso per la produzione di tali beni.

emissioni taglioue1Credits: Amici della Terra - Elaborazione su dati IEA 2015 e Federacciai 2015

“Verrebbero così riconosciuti i meriti ambientali delle produzioni manifatturiere UE senza discriminare quelle extra UE che rispettano gli stessi standard ambientali, innescando un meccanismo virtuoso di miglioramento della qualità ambientale dei prodotti e accelerando il raggiungimento degli obiettivi globali di decarbonizzazione” conclude la Tommasi, che porta come esempio l’intensità carbonica dell’acciaio: quello prodotto in Italia ha un’intensità circa 4 volte più bassa rispetto a quella dell’acciaio prodotto in Cina.

Roberta De Carolis

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