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OGM: 110 premi Nobel si schierano contro Greenpeace per fermare la campagna contro il riso trangenico, il Golden Rice, una variante del comune riso modificata geneticamente dall’industria per produrre pro-vitamina A (beta-carotene), in modo da integrarla nella dieta delle popolazioni più povere a rischio carenze.

In una lettera che sta facendo molto discutere, gli scienziati, non pochi se si pensa che i Nobel ancora in vita sono 296, accusano l’associazione ambientalista di ingannare i consumatori circa gli OGM e il Golden Rice”. Affermazioni molto pesanti, che prescindono anche dal caso specifico oggetto della disputa.

“Greenpeace ed i loro alleati hanno sostenuto falsamente che gli OGM sono pericolosi, non testati e non adeguatamente regolamentati – scrivono i premi Nobel - Ma la scienza dice che le colture geneticamente modificate e gli alimenti sono sicuri, e che questo è confermato da una lunga esperienza”.

Un’esperienza che si basa sui fatti, secondo gli esperti firmatari: “Gli esseri umani hanno mangiato centinaia di pasti basati su cibi Ogm negli ultimi 20 anni senza alcun caso problematico rilevato, mentre più di 1 miliardo di animali da allevamento sono stati nutriti con mangimi Ogm dal 1996 al 2011 e le loro condizioni di salute sono migliorate”.

Nel caso poi del Golden Rice, le affermazioni di Greenpeace sarebbero ancora più ingannevoli perché il Golden Rice funziona. “Hanno speso ingenti somme di denaro alla guida di una campagna basata paura allo scopo di denigrare altre forme di produzione. Ma non si può ingannare la popolazione mondiale per sempre”.

La campagna di Greenpeace sarebbe responsabile anche della chiusura di alcune attività produttive legate al Golden Rice giudicate ingannevoli in India, Australia e Canada. Un disastro economico, stando alle parole degli scienziati, di proporzioni enormi, e soprattutto privo di fondamento scientifico.

La risposta dell’associazione non si è fatta attendere, ma per saperne di più abbiamo raggiunto al telefono Federica Ferrario, Responsabile Campagna Agricoltura Greenpeace.

Cos’è il Golden Rice e perché questa opposizione che ha scatenato la reazione dei premi Nobel?

Il Golden Rice non esiste, è il nulla, perché è un progetto di ricerca che va avanti da oltre 20 anni, con milioni di dollari investiti, e che, al di là di tante promesse fatte all’inizio, non ha portato a nulla, ma proprio a nulla. Nemmeno gli stessi ricercatori che ci stanno lavorando sanno se può essere un modo per portare beta carotene, e quindi vitamina A, a chi soffre di mal nutrizione.

E non viene coltivato non perché Greenpeace o l’ONG xyz lo sta bloccando, è il progetto in sé che non va avanti. La maggiore produzione avviene nelle Filippine dove non Greenpeace, ma gli agricoltori stessi si sono messi di traverso. Quando si fa riferimento al campo sperimentale rovinato, si deve precisare che è opera degli agricoltori filippini, non di Greenpeace. Detto questo, ripeto, è il progetto stesso che non è in grado di fornire alcun tipo di garanzia.

Si faccia poi caso che questa reazione si è scatenata il 30 giugno. Il 1 luglio è diventata legge nello stato del Vermont (Usa) l’etichettatura obbligatoria dei prodotti OGM. Ecco il vero collegamento. Continuano a venderci che negli Usa gli OGM sono la panacea, vanno bene a tutti e nessuno si lamenta.

La verità però è che c’è una forte opposizione anche lì, dove la gente mangia OGM non etichettati. Man mano però cresce la consapevolezza e l’informazione, da cui è nata la richiesta degli statunitensi all’etichettatura e quindi alla possibilità di scegliere. Il caso del Vermont sarà il primo di una lunga serie.

golden riceCredits: Greenpeace

Gli OGM possono essere, almeno in qualche caso, una soluzione?

Gli OGM in generale non sono la soluzione, questo di base. Sono prodotti altamente costosi, coperti da brevetti, energivori e che necessitano di input esterni come pesticidi e agenti chimici, cosa che li rendono la più costosa forma di agricoltura attualmente in opera, in direzione opposta alla resilienza necessaria per affrontare un’agricoltura adatta ai cambiamenti climatici. Quindi è proprio l’opposto di quello che serve al momento.

Ma perché dei premi Nobel, quindi degli scienziati, non degli imprenditori interessati, dovrebbero opporsi?

Nessuno di loro, magari espertissimo di medicina, sa però niente di agricoltura e dei problemi legati all’agricoltura, in un mondo climatico in profondo cambiamento. Greenpeace sta lavorando con gli agricoltori per attivare e mettere in opera forme di agricoltura resilienti. Loro sì che sono veramente in prima fila, perché sono passati da stagioni di siccità estrema a tifoni che arrivano e inondano tutto.

Quindi loro sì che sono in prima fila sui cambiamenti climatici e quindi è con loro che va sviluppata un’agricoltura il più resiliente possibile. E l’unica strada percorribile è la biodiversità, differenziando il più possibile l’agricoltura, non andando verso un unico prodotto, un’unica coltura, con caratteristiche che funzionano solo in un certo tipo di contesto, senza differenza, senza cambiamenti.

Per approfondimenti:

Firmatari della lettera

Rapporto di Greenpeace 'Golden Illusion'

Roberta De Carolis

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