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La Green economy, vero motore di crescita del Paese, è la chiave per affrontare la crisi e le sfide che abbiamo davanti. Noi ne siamo certi. Ma i leader politici, questo lo sanno? Hanno idea di cosa hanno davvero bisogno le aziende verdi? Leggi certe, semplificazione burocratica e maggiore trasparenza. Ma anche educazione e formazione. Sono questi i punti comuni nelle dichiarazioni di alcuni dei protagonisti della green economy, a cui abbiamo chiesto, a meno di una settimana dalle elezioni 2013, quali provvedimenti intraprenderebbero se, ipoteticamente, salissero al Governo. Ecco cosa ci hanno risposto.


Se salisse al Governo, quali sarebbero i primi tre provvedimenti che intraprenderebbe in favore della green economy?

Andrea Zaghi, responsabile Centro Studi APER. "La priorità numero uno è sicuramente la revisione dei meccanismi introdotti dai Decreti dello scorso luglio. In particolare occorre intervenire sulle aste e sulla possibilità del GSE di escutere le fideiussioni prestate senza giusta causa visto che al primo bando ci sono state molte meno domande rispetto ai contingenti disponibili.
Un secondo intervento riguarda la semplificazione delle procedure: bisogna portare su medie europee i tempi di messa in esercizio degli impianti ed evitare gli extracosti connessi ai continui ritardi.
Un'ultima misura riguarda il nuovo Pacchetto Clima-Energia contenente gli obiettivi di sviluppo al 2030 e che sarà redatto dalla Commissione Ue entro la fine del 2013. L'Italia deve lavorare perché siano confermati nuovi obiettivi vincolanti per le energie rinnovabili, per le emissioni e per l'efficienza energetica, così come nel Pacchetto 20-20-20".

Umberto Paracchini, Marketing & Communication Manager Honeywell. "Il primo provvedimento che vorrei venisse applicato è legato al risparmio energetico negli edifici, tenendo conto che in tempi di crisi edilizia spingere sulla ristrutturazione porterebbe benefici a 360°. Quindi non solo incentivi ma, anche misure legislative precise e coordinate.
In secondo luogo varerei dei provvedimenti diversi dal sistema di incentivazione in grado di dare fiato a un settore cardine per lo sviluppo economico e tecnologico dell'Italia.
Infine, vorrei fosse realizzato un programma che educhi in modo completo e approfondito il cittadino sui vantaggi della green economy".

Averaldo Farri, Consigliere delegato Power-One. "Prima di tutto, in assoluto, servirebbe una semplificazione burocratica. In Italia, solo tra le varie certificazioni, per un qualsiasi impianto rinnovabile abbiamo bisogno di circa 40 avvertimenti tecnici legali, contro i 5 della Germania o i 6 della Grecia. Per noi è una procedura onerosa: basti pensare che un impianto da 3 kWh ci costa 600 euro solo per gli adempimenti burocratici.
In secondo luogo, io liberalizzerei la possibilità di distribuire energia rinnovabile. In Italia si dovrebbe liberalizzare, ma davvero, il sistema efficiente di utenza (SEU) e le reti interne di utenza (RIU), in modo che chi si fa un impianto può vendere energia a uno o più soggetti a un prezzo concordato tra le parti.
Come terza misura, renderei un po' più strutturale, come fanno Francia Inghilterra Germania e Giappone, l'obbligatorietà di usare fonti rinnovabili nei nuovi edifici o in quelli che si vanno a ristrutturare, magari con un piccolo beneficio fiscale. Anche perché va tutto a beneficio della collettività".

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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