Menu

palma_olio_250x166La Golden Agri Resource ha annunciato un programma volto a frenare la deforestazione in Indonesia legata ai rifornimenti di olio di palma. In particolare, il colosso proprietà della multinazionale Sinar Mas, si impegna a risparmiare le foreste “High Carbon Storage", vale a dire quelle che trattengono maggiormente il carbonio e funzionano da polmoni verdi per il pianeta. Non solo. Golden Agri Resourceha in dicato le 35 tonnellate di carbonio per ettaro come paletto: se le foreste trattengono questa quantità o una quantità superiore, non potranno essere trasformate in piantagioni industriali.

Vogliamo essere i leader nella produzione sostenibile di olio di palma – si legge sul sito della GAR – adottando le migliori pratiche industriali e trattando l’ambiente responsabilmente, rinvigorendo anche le comunità dove lavoriamo mentre diffondiamo i nostri valori. La nostra strategia – si legge ancora – interesserà tutti i rami della sostenibilità (ambiente, comunità, mercati e luoghi di lavoro)”.

Sembra incredibile che quest’affermazione provenga da un’azienda che, finora, ha distrutto ettari di foreste per espandere le proprie coltivazioni di palma da olio, al punto che multinazionali come Nestlè, Burger King e Unilever si sono viste costrette ad annullare tutti i propri contratti con la GAR, dato lo scempio evidente di un patrimonio ambientale preziosissimo.

A sollevare la questione e ad esercitare le pressioni maggiori sulla GAR, è stata Greenpeace, la cui battaglia sul fronte indonesiano dura da anni. Ad esempio, era stata lanciata la campagna Kit Kat – in cui si invitava la Nestlè a concedere “un break” (riprendendo il celebre slogan associato al prodotto) alle foreste indonesiane. Una campagna che ebbe buon esito, visto il dietro-front di Nestlè.

Tutto questo lascia intuire perché, sul programma del maggiore fornitore di olio di palma, si legga ora che tratterà con le organizzazioni ambientaliste e con i propri stakeholder per cambiare rotta e scegliere la produzione sostenibile. Risulta quasi un paradosso che venga chiamato in causa anche il governo indonesiano, che “ricopre un ruolo critico – recita il programma di salvaguardia delle foreste – soprattutto nell’introduzione di regole e nella promulgazione di una legislazione che possa trasformare l’industria della palma da olio”. Insomma, vengono invocate misure la cui mancanza ha permesso finora alla GAR di agire indisturbata a danno dell’ambiente.

In ogni caso, sembrano tutti buoni propostiti, viene persino annunciato un sistematico monitoraggio dei risultati, che verranno poi prontamente comunicati al mondo intero, attraverso un report annuale, ma anche con aggiornamenti sul sito Web della GAR. Ma Greenpeace ha subito dichiarato che starà all’erta ed osserverà con attenzione quanto messo in atto in futuro dall’azienda e da altri suoi simili.

C’è una cosa che continuo a non spiegarmi – scrive Chiara Campione, responsabile campagna Foreste dell’organizzazione, sul sito di Greenpeace - Come mai all’interno del gruppo Sinar Mas coesistono aziende come GAR che riescono a impegnarsi così concretamente a favore delle foreste e altre come APP (Asia Pulp & Paper, opera nel mercato cartario, ndr) che le foreste le divorano senza sosta? Non ho una risposta. Ma so cosa faremo: monitoreremo che GAR metta in pratica ciò che ha promesso ma sopratutto non molleremo la presa su APP fino a quando non smetterà di convertire le foreste in carta straccia”.

Anna Tita Gallo

 

GreenBiz.it

Network