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oceanoMai come oggi l'ecosistema marino è in pericolo, con numerose specie che rischiano l'estinzione e gli oceani in grave pericolo: è ciò che emerge dal rapporto “International Earth System expert workshop on ocean impacts and stresses”, elaborato da un team internazionale di 27 scienziati di 6 Paesi riuniti ad Oxford. Il documento, presentato qualche giorno fa in occasione del seminario dell'Ipso con l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) e la Commissione mondiale delle aeree protette (Cmap), evidenzia come i nostri mari siano seriamente minacciati dai cambiamenti climatici e dalle attività dell'uomo, con conseguenze devastanti per l'ambiente e l'economia del Paese.

In particolare sono stati esaminati gli effetti combinati di inquinamento, acidificazione, riscaldamento, pesca eccessiva e mancanza di ossigeno: ben 3 di essi (mancanza di ossigeno, riscaldamento e acidificazione) erano presenti anche in ognuna delle precedenti fasi di estinzione di massa registrate nella storia del nostro Pianeta e il loro sovrapporsi sta dando una preoccupante accelarata alla distruzione dell'ecosistema.

La velocità e la portata dei cambiamenti che stanno vivendo gli oceani è infatti senza precedenti: "I risultati sono scioccanti", ha commentato Alex Rogers, direttore scientifico del Programma internazionale per gli oceani (Ipso). "L'effetto cumulativo è ben più grave di quanto si fosse registrato individualmente".

La salute in cui versano i nostri mari si ripercuote ovviamente anche sull'economia mondiale, in cui giocano un ruolo fondamentale attività come il turismo e la pesca, con un valore totale stimato in 12.600 miliardi di dollari l’anno. Ma proprio le attività dell'uomo sono tra le maggiori cause di distruzione: si calcola ad esempio che la pesca selvaggia ha ridotto alcuni stock ittici commerciali di oltre il 90%, mentre secondo il Wwf il 76% delle risorse ittiche del mondo sono già sfruttati al massimo della capacità e, in base ai dati Ue, ben l'80% degli stock ittici commerciali sono sovrasfruttati.

L'inquinamento, causato dai trasporti (oltre il 90% degli scambi commerciali avviene via mare) e dalla non curanza dell'uomo, influisce poi negativamente su tutto il sistema turistico, rovinando spiagge e mari e dando un'ulteriore stangata all'economia di molti posti (basti pensare a disastri ambientali come la marea nera in Messico o il recente sversamento di petrolio nel nord Sardegna, la cui emergenza pare ora rientrata).

Infine, da non tralasciare il pericolo che corrono le tantissime specie a rischio: attualmente le estinzioni sono da 10 a 100 volte piu’ frequenti e i livelli di carbonio assorbiti dai mari oggi "sono già molto più elevati rispetto all'epoca dell' ultima estinzione di massa di specie marine, circa 55 milioni di anni fa, quando alcuni gruppi di animali hanno subito il 50% di perdite", ha spiegato sempre Alex Rogers. E le barriere coralline non se la passano meglio: un singolo evento di sbiancamento di massa avvenuto nel '98 ne ha ucciso ben il 16%.

Il mare grida aiuto e, purtroppo, non rimane molto tempo: ora i governi, numeri alla mano, sono avvisati.

Eleonora Cresci

 

GreenBiz.it

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