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report sierraPetrolio e carbone sono i nemici numero uno del clima, ma anche di Obama, i cui sforzi a favore dell'ambiente potrebbero essere annullati dalle 4 più grandi potenziali fonti di inquinamento negli Usa.

Lo conferma un nuovo studio di Sierra Club, utilizzando i dati a disposizione del pubblico già raccolti dalle agenzie federali. Il report si chiama Dirty Fuels, Clean Futures e ha calcolato le potenziali emissioni di anidride carbonica legate ai progetti basati sui combustibili fossili.

Si tratta della Formazione Green River nelle Montagne Rocciose, del bacino del fiume Powder, dell'Oceano Artico e del fracking coast-to-coast, da Monterey a Marcellus, passando per San Juan. Questi dunque i quattro potenziali produttori di inquinamento da carbone e petrolio.

1) Formazione Green River. Qui vivono, tra Wyoming, Colorado e Utah, una grande varietà di flora e fauna. Da qui si ricava acqua per oltre 36 milioni di persone. Sempre qui, si trova una grande quantità di combustibili fossili, ciò che resta dell'antico mare preistorico. Attualmente trivellata per ottenere petrolio e gas, questa formazione è anche al centro degli sforzi speculativi per sviluppare scisti e sabbie bituminose. Tali processi, che dal bitume ricavano il petrolio, sono altamente energetici e generano dal 50 al 75% in più di emissioni di carbonio rispetto al petrolio convenzionale. L'intera formazione contiene tra 800 e 1.440 miliardi di barili di petrolio tecnicamente recuperabili.

2) Powder River Basin. Situato tra Wyoming e Montana. Qui si brucia carbone per generare elettricità con un record assoluto, quello di essere singolarmente la più grande fonte di inquinamento da carbonio degli Stati Uniti. Il Powder River Basin detiene infatti le maggiori riserve di carbone del continente, con 14 milioni di ettari di terre pubbliche. Il bacino del fiume genera 370 milioni di tonnellate di carbone ogni anno, con 16 miniere a cielo aperto. Cifre da capogiro, secondo lo studio: 60 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio che potrebbero potenzialmente essere rilasciate nell'atmosfera.

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3) Oceano Artico. Tra i mari di Beaufort e di Chukchi, a nord dell'Alaska, vivono gli orsi polari insieme a numerosi uccelli migratori, trichechi, foche, beluga e altre creature in via di estinzione. Poco importa a Shell Oil, che ha pensato bene di esplorare queste aree. L'Artico sta già pagando il prezzo della dipendenza dell'uomo dai combustibili fossili. L'Alaska Settentrionale si sta riscaldando al doppio della velocità del resto del paese, mettendo a rischio la vita dei popoli nativi dell'Alaska. La pericolosa pratica della perforazione petrolifera offshore non farà che peggiorare il danno, senza contare eventuali incidenti, le cui conseguenze sarebbero impossibili da gestire.

4) Monterey-Marcellus. Gli Usa stanno vivendo un'ondata di perforazione petrolifera e del gas, causata dall'uso della fratturazione idraulica, il fracking, che consiste nel pompare una miscela tossica di acqua, sabbia e sostanze chimiche sotto terra per liberare petrolio e gas intrappolati all'interno.

Questi quattro luoghi, da soli, potrebbero annullare i passi in avanti compiuti per salvare il clima. Secondo il rapporto, la presidenza Obama, che di recente ha lanciato un sito per informare i cittadini sui cambiamenti climatici, può ancora intraprendere azioni pragmatiche per lasciare i combustibili fossili nelle profondità della terra e per garantire un futuro pulito alle generazioni che verranno. Attualmente, l'amministrazione americana sta conducendo uno sforzo per limitare le emissioni di carbonio.

Tuttavia, se tali progetti venissero portati avanti, avrebbero il potenziale di liberare miliardi di tonnellate di nuova anidride carbonica nell'aria, vanificando i progressi dell'amministrazione volti alla riduzione dell'inquinamento dei veicoli come i mezzi pesanti e delle centrali elettriche.

Che fare? Secondo il rapporto, si dovrebbero vietare estrazione e trattamento di sabbie bituminose, riformare le miniere di carbone sulle terre federali, bandire la perforazione nel Mare Glaciale Artico, vietare il fracking e fermare i piani di massa per l'esportazione di carbone e di gas naturale liquefatto ad altri paesi. Come accadrà proprio con Enel, che ha siglato un contratto di fornitura con l'americana Cheniere Energy per importare GNL proveniente dai giacimenti shale del Texas.

Francesca Mancuso

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