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obama climate change 0La settimana prossima l'Amministrazione Obama renderà pubbliche le nuove regole che, in coerenza con il Climate Action Plan, avranno l'obiettivo di ridurre in modo drastico le emissioni prodotte dagli impianti industriali già esistenti.

Nonostante lo stretto riserbo mantenuto dall'EPA - Environment Protection Agency riguardo ai contenuti dell'iniziativa, si parla di misure flessibili, che offrirebbero a ciascuno Stato americano la possibilità di scegliere autonomamente gli strumenti più appropriati per raggiungere degli obiettivi ambientali generali, fissati da Washington.

Secondo gli analisti, dalla forma e dalle proporzioni di questa nuova iniziativa sarà possibile comprendere quanto Obama vuole spendersi nella lotta contro i cambiamenti climatici e se davvero desidera farne l'obiettivo principale della seconda parte del suo secondo (ed ultimo) mandato presidenziale.

Anche perché, non solo le multinazionali dell'energia, ma anche numerosi membri del Congresso, a maggioranza repubblicana, sono già sul piede di guerra: proprio in questi giorni il Congresso ha respinto ed emendato una norma che indirizzava nuovi fondi alla lotta contro i cambiamenti climatici, mettendo in discussione per l'ennesima volta la verità scientificità di questi ultimi e bollandoli come "ideologia politica".

Non è quindi un caso che le norme che verranno rivelate il prossimo 2 giugno saranno promulgate unilateralmente da Obama, in virtù del potere esecutivo che esercita in quanto presidente e sotto l'autorità del Clean Air Act del 1970, senza dover passare per l'approvazione del Congresso. Anche a costo di dover fronteggiare, come è verosimile, una pioggia di ricorsi da parte della grande industria, che vede nella regolamentazione delle emissioni una violazione della propria autonomia.

Gli intenti di Obama sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici e della tutela dell'ambiente erano già stati chiariti e anticipati un anno fa, quando il Presidente aveva svelato il Climate Action Plan della sua Amministrazione, mentre lo scorso settembre l'EPA aveva proposto un tetto di emissioni per gli impianti industriali di nuova costruzione.

Nel resto del mondo si guarda con molta attenzione alle prossime mosse di Washington che, dopo un ventennio di inazione sul fronte delle emissioni e dopo aver fatto fallire - nei fatti - il Protocollo di Kyoto, potrebbe invertire la rotta, impegnandosi concretamente, e non solo verbalmente, nella lotta ai cambiamenti climatici.

A fronte di un deciso cambio di passo americano, la Cina, che insieme agli Stati Uniti è il Paese che più inquina al mondo, non avrebbe più sponde né giustificazioni per proseguire lungo il cammino della non-regolamentazione delle emissioni.

E la speranza di molti, a cominciare dagli Stati più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici, è che al vertice internazionale che si terrà a Lima, in Perù, il prossimo dicembre, si possa finalmente arrivare alla bozza di un nuovo accordo sul clima, da definire e ratificare entro il 2015.

Lisa Vagnozzi

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