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eni nigeria 450Possibili tangenti in Nigeria, che hanno fatto scattare l’indagine che coinvolge l’ad di Eni Claudio Descalzi insieme al capo della divisione Esplorazioni Roberto Casula. Corruzione internazionale è l’ipotesi di reato.

L’INDAGINE – Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Southwark Crown Court di Londra ha sequestrato in via preventiva all’intermediario nigeriano Emeka Obi 2 depositi anglo-svizzeri (110 e 80 mln di dollari) pari ad un quinto del prezzo pagato al governo locale nel 2011 per rilevare la Malabula. Vale a dire 1,9 mld di dollari.

TRA MILANO E LONDRA – A luglio i pm di Milano avevano notificato ad Eni un’informazione di garanzia, ma la società non aveva mostrato segnali di cedimento, sottolineando che l’unico interlocutore dell’operazione era stato il governo nigeriano, senza intermediari. La Corte di Londra ora però ipotizza un reato molto grave, quello di corruzione di pubblici ufficiali tramite una serie di intermediari anche italiani (che sarebbero Gianluca Di Capua, procacciatore d’affari amico di Luigi Bisignani, e quest’ultimo).

LA VICENDA – Sempre il Corriere riporta che nel 2010 si sapeva che Eni, nel corso della negoziazione con la Malabu, avesse comunque contatti con consulenti vari e mediatori. Era il frutto di intercettazioni legate all’inchiesta su Bisignani.

Poi, da quanto Bisignani e l’allora ad Scaroni avevano dichiarato, era venuto fuori che l’ex ministro nigeriano Etete aveva fatto entrare in campo un italiano, Di Capua, per “piazzare al meglio la concessione petrolifera lucrata anni prima dietro lo schermo della Malabu”, dice ancora il Corriere. Di Capua coivolge Bisignani, che influenza Scaroni, lo stesso che lo presenta a Descalzi, che in quel periodo era capo della divisione Oil.

Le intercettazioni dimostrano che Descalzi avverte Bisignani della conclusione dell’affare, questo a sua volta avvisa Di Nardo. Ma l’affare poi non si conclude. In un secondo periodo, a novembre 2010, inizia la trattativa senza intermediari, quella trasparente. Eni negozia con il governo nigeriano, che poi si offre di girare il denaro alla Malabu, regolando i contenziosi locali. Proprio al governo viene versato il totale di 1,9 mld di dollari. Shell ne versa altri 200.

LA CAUSA A LONDRA – Scatta però una causa civile. Il mediatore nigeriano Obi fa causa all’ex ministro Etete, che non gli versa il compenso proprio per la mediazione che Obi e Di Capua affermano di aver condotto. Emergono comunicazioni con Descalzie persino incontri a Milano, che sarebbero serviti alla Malabu e anche ad Obi, per dimostrare il suo successo. Lunedì si terrà un’udienza a Londra. Potranno intervenire tutti coloro che pensano di avere titolo sul denaro sequestrato, ma Eni afferma di non essersi avvalsa di intermediari. Questo il comunicato integrale diffuso dalla società:

"In relazione all'indagine preliminare avviata dalla Procura di Milano sull’acquisizione del blocco OPL 245 avvenuta nel 2011, Eni ribadisce la sua estraneità da qualsiasi condotta illecita. Eni sottolinea di aver stipulato gli accordi per l'acquisizione del blocco unicamente con il Governo Nigeriano e la società Shell. L’intero pagamento per il rilascio a Eni e Shell della relativa licenza è stato eseguito unicamente al governo nigeriano. Eni prende atto che, da documenti notificati ieri alla società nell’ambito di un procedimento estero che dispone il sequestro di un conto bancario di una società terza su richiesta della Procura di Milano, risultano indagati presso la Procura di Milano l’Amministratore Delegato e il Direttore Operazioni e Tecnologie. Eni sta prestando la massima collaborazione alla magistratura e confida che la correttezza del proprio operato emergerà nel corso delle indagini".

Anna Tita Gallo

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