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people climate march 00Il report annuale di Global Carbon Budget, realizzato da un gruppo di scienziati e ricercatori di diversi Paesi, mostra come nell'anno in corso le emissioni globali siano ulteriormente aumentate, avviandosi a superare di ben 40 miliardi di tonnellate i livelli registrati nel 2013 e confermando un trend pericoloso che, nel giro di pochi decenni, rischia di sprofondare il Pianeta in una crisi climatica irreversibile.

Se nel 2013 le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 2,3%, con un incremento di 36 miliardi di tonnellate, il 2014 – avvertono gli scienziati - sta facendo registrare una crescita addirittura maggiore, che si attesterebba sul 2,5% e che porterebbe a superare, entro la fine dell'anno, i 40 miliardi di tonnellate.

Se si pensa che nel 2010 l'aumento su base annua era stato di 32 miliardi di tonnellate - ben 8 miliardi di tonnellate in meno rispetto ai dati odierni - il trend appare chiaro e allarmante: di anno in anno, le emissioni fanno segnare un incremento via via più rapido e consistente.

Ciò significa che il cosiddetto carbon budget - la quota di emissioni di carbonio che i diversi Stati non devono superare, in modo da mantenere l'incremento della temperaura al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli pre-industriali - sarà esaurito nel giro di 25-30 anni.

Una pessima notizia, se si pensa che la soglia dei 2°C è intesa dagli scienziati come soglia-limite, al di là della quale i cambiamenti climatici avranno effetti disastrosi e irreversibili, come l'innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacci polari e un aumento della frequenza di alluvioni, siccità ed eventi metereologici estremi.

"Se questa dichiarazione provenisse da una banca" – ha commentato Dave Raey, docente presso l'Università di Edimburgo – "direi che il nostro credito si sta esaurendo. Abbiamo già bruciato i due terzi della nostra quota di carbonio e per evitare che i cambiamenti climatici abbiano esiti molto rischiosi ora bisogna compiere scelte difficili. E bisogna anche chiedersi come la quota di carbonio rimanente possa essere condivisa in modo equo tra ben 7 miliardi di persone, in un mondo in cui sussistono differenze immense tra ricchi e poveri."

Il report di Global Carbon Budget, che è stato pubblicato su Nature Geoscience con il titolo Persistent growth of CO2 emissions and implications for reaching climate targets, mostra anche che, per la prima volta, tra il 2013 e il 2014 le emissioni pro-capite prodotte in Cina hanno superato quelle registrate nei Paesi dell'Unione europea: un dato che ha una grande rilevanza politica, visto che il colosso asiatico ha sempre rifiutato di impegnarsi sul fronte climatico perché "meno responsabile" della crisi climatica rispetto ad altri Stati.

Gli occhi di tutti sono puntati sul Climate Summit 2014 attualmente in corso a New York, sperando che sia l'occasione per gli Stati, dopo anni di rinvii e tentennamenti, di raggiungere un nuovo accordo globale sul clima o, quanto meno, di creare le premesse per un'intesa duratura.

Lisa Vagnozzi

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