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obsolesenzaObsolescenza programmata, la Francia dice No. Un nuovo emendamento adottato dall'Assemblea nazionale francese è pronto a far sparire le pratiche volte a questa malsana “abitudine” che danneggia i consumatori e l'ambiente, punendola con pene severe, compresa la reclusione.

Rivelato la scorsa estate dal Ministro dell'ecologia, dello sviluppo sostenibile e dell'energia Ségolène Royal, il disegno di legge sulla transizione energetica è stato esaminato negli ultimi giorni da un comitato di parlamentari esperti della materia. Tra i vari punti votati anche l'emendamento che considera un inganno punibile accorciare intenzionalmente la vita di un prodotto già in fase progettuale.

L'emendamento, adottato venerdì, prevede infatti che l'obsolescenza programmata sia considerata un reato punibile con due anni di prigione. A sostenere tale posizione è stato il ministro Cécile Duflot insieme a Denis Baupin e Éric Alauzet dopo anni di dibattito. Una vicenda su cui si discute già da tempo. Nel 2012, Eva Joly, la candidata francese dei Verdi aveva fatto della lotta contro l'obsolescenza il tema principale della sua campagna. “Useremo la legislazione per costringere i produttori a produrre macchine che abbiano una durata più lunga,” aveva promesso.

La novità consiste nell'inserire all'interno dell'articolo L213-1 del Codice del Consumo anche l'obsolescenza. La norma, modificata l'ultima volta a marzo di quest'anno, punisce con la reclusione fino a due anni e una multa di 300.000 € chiunque tenti di trarre in inganno o di indurre in errore il contraente, con qualsiasi mezzo o processo anche attraverso terzi sia sulla natura, l'origine, la composizione di tutti i beni sia sulla quantità o l'identità di una merce o sulla idoneità all'uso, i rischi inerenti l'utilizzo del prodotto. L'importo dell'ammenda, secondo la legge, può anche essere aumentato, in proporzione ai benefici derivanti dalla violazione, del 10% del fatturato medio annuo.

Anche l'obsolescenza dunque potrà essere punita in questo modo, se si accerta che la vita di un prodotto è stata “volutamente accorciata nella sua concezione”. “L'emendamento è interessante”, ha commentato il ministro Royal. Ma il problema è la sua applicabilità, ossia dimostrare che il produttore ha intenzionalmente ridotto la durata del prodotto.

Un piccolo passo avanti per l'emendamento che dovrà comunque vedersela anche col voto sul disegno di legge sulla transizione energetica. Quest'ultimo dovrà ancora essere discusso pubblicamente dall'Assemblea nazionale, prima dell'ok definitivo al Senato.

Francesca Mancuso

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