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gb 2014Dal fotovoltaico senza incentivi alle detrazioni per l’efficienza energetica, dalle nuove tasse alle vicende che non sembrano mai avere una fine: Sistri, Ilva, disastri ambientali e dissesto idrogeologico. Senza dimenticare la lotta ai cambiamenti climatici, la crescita del movimento contro gli investimenti nelle fossili, la crisi del petrolio e quella del termoelettrico. L'anno che sta per concludersi è stato denso di novità e cambiamenti per la green economy.

Sì perché, tanto per rimanere nel nostro Paese, il parco di generazione italiano ha cambiato radicalmente struttura con una quota di fonti rinnovabili che, in termini di potenza installata, al termine del 2013 ha superato il 37% del totale: una rivoluzione del mix - ha evidenziato l´Autorità - che può portare a possibili criticità del sistema. I costi dell´incentivazione delle fonti rinnovabili sono stati di circa 10,7 miliardi di euro, di cui circa 10 coperti tramite la componente A3 della bolletta.

Eppure dal punto di vista economico, le aziende del settore rinnovabili registrano forti difficoltà in Italia, con la conseguenza di dover puntare su investimenti all'estero. Il calo complessivo delle operazioni nazionali nel 2013 è del 25% in termini di potenza e del 23% in termini di valore rispetto al dato dell´anno precedente, con 204 operazioni, corrispondenti a 5.832 megawatt, per un valore stimato di 7,8 miliardi di euro (Fonte: Irex, Althesys).

Ma andiamo con ordine, perché le novità non riguardano solo le rinnovabili. Abbiamo raccolto in 10 punti chiave i temi più scottanti, letti, condivisi e commentati che hanno caratterizzato il nostro, e vostro, 2014, proclamato tra l'altro anno europeo dell'economia verde.

1) FOTOVOLTAICO SENZA INCENTIVI

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Il riferimento è al famigerato decreto Spalma Incentivi, che di fatto, in maniera retroattiva, va a tagliare gli incentivi al fotovoltaico. Ma la polemica che si è scatenata immediatamente ha portato anche a battaglie legali. assoRinnovabili ha depositato un ricorso al Tar, Confagricoltura si è unita. Ma parliamo di un provvedimento che coinvolge non solo il fotovoltaico, visto che sono in pericolo anche tutte quelle realtà che beneficiano del meccanismo dei certificati verdi, tariffe onnicomprensive o tariffe premio il cui periodo incentivante termini dopo il 31 dicembre 2014.

Dopo questa data infatti il sistema diventa una sorta di “adesione volontaria” (volontaria sulla carta) ad un meccanismo per cui l'attuale incentivo viene rimodulato su un periodo più lungo, di 7 anni. Non aderire significa per 10 anni non poter accedere a possibili sistemi di sostegno futuri.

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2) RINNOVABILI E SISTEMI DI ACCUMULO

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È da sempre il problema più grande legato alle rinnovabili: l’intermittenza. Se il vento non soffia, l’energia non si può generare; stessa cosa nel caso non ci sia sole ad illuminare con i suoi raggi un pannello fotovoltaico, e così via. Un problema che potrebbe essere superato grazie a sistemi di stoccaggio evoluti ed efficienti. Anche la rete elettrica italiana finalmente potrà integrare le batterie per lo stoccaggio dell'energia prodotta in eccesso dalle rinnovabili e le regole sono state da poco illustrate in una delibera dell’Autorità per l'energia (delibera 574/2014/R/EEL).

Sono norme che definiranno le modalità di accesso e di utilizzo della rete pubblica nel caso di sistemi di accumulo di energia elettrica, ma anche le misure dell'energia elettrica necessarie per la corretta erogazione di incentivi o di regimi commerciali speciali atti a favorire i sistemi di accumulo. Lo stesso Piano Strategico dell’Autorità per il 2015-18 punta tutto su sistemi di accumulo e reti intelligenti. È la “smartizzazione” il fulcro di tutto, una svolta per ottenere una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili nel mix energetico attuale. E, appunto, sperimentare sistemi di accumulo connessi alla rete di trasmissione nazionale - da monitorare per prevedere regimi di gestione da parte di soggetti terzi rispetto a Terna – è un primo passo.

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3) SISTRI, LA STORIA INFINITA

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Il sistema di tracciabilità dei rifiuti è un tallone d’Achille che l’Italia porta con sé da qualche anno ormai. Tra proroghe e slittamenti le aziende sono stanche, anche perché spesso si sono ritrovate a versare tributi mentre il sistema non partiva affatto, o si mostrava in tutta la sua inutilità. A che punto siamo? Innanzitutto è uscita di scena la Selex Service Management, incaricata a suo tempo di realizzare l’intero sistema informatico. La Selex si è tirata indietro a luglio 2014, dopo aver comunicato al ministero l’intenzione di non proseguire oltre la scadenza contrattuale del 30 novembre, per “evitare nuovi, ingenti danni, anche di immagine, in aggiunta a quelli, molto significativi, già subiti nel corso della durata del contratto, le cui previsioni sono state, peraltro, eseguite correttamente e diligentemente”.

Da parte sua, il nuovo governo del premier Matteo Renzi si è ritrovato con la grana Sistri da risolvere e, al momento, si attende la gara per sostituire la stessa Selex. Non solo. A margine di Ecomondo, il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti è intervenuto sul tema delle sanzioni. “Abbiamo deciso di sostituire il sistema Sistri, ritenuto obsoleto dal punto di vista tecnologico, con un nuovo sistema e per legge faremo la gara entro il 31 dicembre 2015. Quello delle sanzioni è uno dei temi che dovremmo affrontare”. La Camera intanto ha approvato la proroga dell’operatività del Sistri - quindi delle sanzioni - al 31 dicembre 2015. La palla è passata al Senato, che si ritrova a valutare gli emendamenti alla legge di stabilità prima della votazione definitiva. Termine ultimo: 1° gennaio 2015.

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4) CAMBIAMENTI CLIMATICI E DISINVESTIMENTO

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Mentre gli scienziati ribadiscono l’importanza di un’inversione di rotta verso la green economy, cresce la consapevolezza che per contrastare i cambiamenti climatici non bastano impegni presi sulla carta. Ecco perché, tra le parole chiave del 2014 non può mancare “disinvestimento”. Possiamo ormai parlare di un movimento globale che, giorno dopo giorno, conta nuove iniziative. La Australian National University (ANU) è diventata celebre per aver detto Stop agli investimenti nelle fossili, in particolare in 7 compagnie del settore. E, intanto, ha contribuito ad alimentare il dibattito, in primis negli altri atenei del Paese. Parallelamente, nel Regno Unito, è stata avviata la campagna Divest!, che invita analogamente i risparmiatori a non investire nelle società responsabili dell'inquinamento globale. O meglio, in questo caso è un movimento particolare, Move Your Money, a chiedere una riforma etica del sistema bancario, per spingere le banche a non investire più nelle fossili, pressate dai loro correntisti.

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5) TASSE: DALL'IMU AGRICOLA ALLA TARI

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Le tasse da versare agli enti locali sono state una vera seccatura per Comuni e contribuenti. Nomi ostici, meccanismi burocratici incerti e scadenze ravvicinate hanno dato filo da torcere agli italiani. Senza contare i ritardi dei Comuni stessi nel varare le delibere contenenti aliquote ed esenzioni, che hanno fatto slittare i termini di pagamento e, in molti casi, costretto i cittadini a versare quanto dovuto in un’unica soluzione. Ma con la legge di stabilità tutti i tributi potrebbero confluire in un’unica imposta, la Local Tax, che racchiuderebbe Imu e Tasi. Resterebbe quindi un’imposta a sé soltanto la Tari – il tributo sui rifiuti – perché si tenterà di adottare modalità di calcolo basate sulla produzione effettiva di rifiuti. Resta una domanda non di poco conto: pare che il governo voglia lasciare molto spazio ai Comuni sulle aliquote, dobbiamo prepararci ad aumenti senza controllo?

Un capitolo a sé è poi quello sull’Imu agricola, che nell’ultima parte dell’anno ha generato altro caos. Con la scadenza fissata al 16 dicembre, il governo ha varato infatti una norma subito definita incostituzionale e in contrasto con lo Statuto del contribuente. Si è deciso per una proroga del pagamento al 2015, ma questo non basta per togliere i dubbi sui contenuti della tassa, che per i comuni montani si paga a seconda dell’altitudine (esclusi i comuni sopra i 600 metri). Qualche nota positiva esiste: ci sono anche Comuni in cui non si pagano tasse grazie al fotovoltaico. È il caso di San Lorenzo del Vallo e San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza, che hanno azzerato la Tasi grazie agli investimenti nelle rinnovabili.

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6) ECOBONUS EFFICIENZA ENERGETICA

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Già qualche mese fa, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi aveva anticipato la proroga delle detrazioni per efficienza energetica e ristrutturazioni per tutto il prossimo anno, sottolineando che la defiscalizzazione è uno degli step fondamentali per l’uscita dalla crisi. Il 15 ottobre è uscito dal CdM il testo della Legge di Stabilità 2015, che conferma l’ecobonus per l’efficienza energetica e le ristrutturazioni. Lo sgravio del 65% è valido anche per i condomini, quello per le ristrutturazioni sarà del 50%. Ricordiamo anche che la legge di Stabilità 2014 (147/2013) aveva prorogato al 31 dicembre 2014 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%), con lo stesso limite massimo di spesa rispetto al Dl 63/2013, fissando detrazione del 40% per le spese sostenute nel 2015. Dal 1° gennaio 2016 la detrazione sarebbe tornata alla misura ordinaria del 36%, con il limite di 48 mila euro per unità immobiliare. Invece la riduzione del bonus per le ristrutturazioni non ci sarà per tutto il 2015, restano le vecchie aliquote. Il cambiamento ci sarà dal 2016, con aliquote al 36% salvo modifiche. 65% è l’aliquota valida sia efficienza energetica che per interventi di consolidamento antisismico degli edifici esistenti

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7) ILVA, TRA RISANAMENTO E SEQUESTRI

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Il capitolo Ilva non è ancora chiuso, anzi. Sono vari i filoni di indagine ancora aperti, basti pensare ad Ambiente Svenduto, l’inchiesta per disastro ambientale, alla quale si affiancano persino nuovi risvolti giudiziari. Proprio recentemente, dagli scavi nell’area in cui dovrebbe sorgere il nuovo impianto di aspirazione dell’acciaieria 1 sono emerse sostanze inquinanti: catrame e idrocarburi. Tutto questo mentre si tenta ancora di capire cosa ne sarà del polo siderurgico nel prossimo futuro. Per il premier Matteo Renzi la ricetta è quella di risanare per rilanciare, anche per questo l’ipotesi ormai più accreditata è quella dell’entrata in gioco di un azionariato misto pubblico privato: Fondo strategico italiano della Cassa depositi e prestiti e cordata ArcelorMitttal Marcegaglia. Intanto, occorre però mettere fine al disastro causato da anni di cattiva gestione, che hanno causato decessi e sfigurato l’ambiente. L’Aia rilasciata all’Ilva contiene una serie di adempimenti, ma il problema resta lo stesso da mesi: dove trovare il denaro?

A novembre, il gip di Milano Fabrizio D'Arcangelo ha deciso di trasferire all’Ilva le risorse sequestrate ai Riva per reati fiscali e valutari. Sarebbe questo il denaro, dunque, da utilizzare per il risanamento, ma la polemica è scattata subito. Ai cittadini cosa resterà? Chi ripagherà i danni? Anche la Commissione Ue vigila da tempo sull’Ilva e ora, in particolare, su quel denaro sbloccato con decreti vari. L’associazione Peacelink, dopo che il gip ha trasferito all’azienda le risorse sequestrate, ha informato la stessa Commissione delle criticità: “L'operato del Governo italiano va fermato in nome del rispetto delle direttive europee”. Non è possibile utilizzare fondi statali per attività delle imprese. Ma a questo si rimedierebbe proprio con l’idea di Renzi ed una presenza pubblico-privata.

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8) ETERNIT E DISASTRI AMBIENTALI

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Basta la parola Eternit a riportare alla mente la sentenza della Corte di Cassazione che, a novembre, ha lasciato tutti a bocca aperta: annullata la pena relativa alla condanna per disastro ambientale all'ex ad di Eternit, Stephan Schmidheiny. Il miliardario svizzero era l’unico imputato; condannato a 18 anni di reclusione il 3 giugno 2013 della Corte d'appello di Torino, è stato “salvato” dalla prescrizione. Sembra incredibile. I familiari delle vittime hanno subito incontrato le istituzioni, la richiesta è naturalmente quella di una maggiore tutela delle persone di fronte alle condotte che generano danni ambientali. E, soprattutto, si chiede di introdurre il reato di “disastro ambientale”.

In questo mese, un'alleanza di 25 associazioni ha lanciato un appello al Senato, perché approvi al più presto un disegno di legge. Il "popolo inquinato" è formato da Legambiente, Libera e realtà di spicco del mondo ambientalista italiano, che ora denunciano a gran voce la mancanza nel Codice Penale italiano del delitto di inquinamento e di quello di disastro ambientale. Questa situazione porta a sanzioni irrisorie: semplici contravvenzioni o impunità totale per ecocriminali ed ecomafiosi. Eternit ma anche Valle del Sacco e Porto Marghera: con leggi severe la giustizia riuscirebbe a rendere onore all’ambiente. Per ora, tutti possiamo dare un contributo firmando una petizione su Change.org.

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9) CROLLO PETROLIO E CRISI TERMOELETTRICO

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L’Opec ha deciso di non tagliare la produzione di petrolio, nonostante il crollo delle quotazioni e la crisi generalizzata delle fossili. La produzione resta a 30 milioni di barili al giorno. Da Federpetroli il presidente Michele Marsiglia ha così commentato: “Un taglio della produzione in questo momento, avrebbe significato servire su un piatto d'argento il crollo dei prezzi petroliferi di questi ultimi mesi, invece, piena soddisfazione per la decisione del meeting di Vienna. Adesso possiamo concentraci su negoziazioni e contratti con una maggiore sicurezza nell’approvvigionamento petrolifero, questo dimostra che anche le situazioni belliche di alcuni paesi del Medio Oriente non hanno minimamente influenzato quello che è il mercato del petrolio mondiale. L’Opec ancora una volta ha dimostrato che non esiste paura nei confronti dello Shale Oil statunitense e di questo i mercati finanziari ne saranno contenti, e non solo. Questa non è una guerra di prezzi, bensì di quote di mercato”.

Per passare alle rinnovabili, però, servirebbero politiche incisive e lungimiranti. Le fossili raccolgono ogni anno sussidi per un valore di circa 550 miliardi di dollari, ostacolando gli investimenti in energie pulite: lo dice l’IEA – Internation Energy Agency. Nel 2013, le rinnovabili hanno ricevuto meno di un quarto della cifra che, in ternini di aiuti, è finita nelle tasche di petrolio, gas e carbone. E questo genera non solo instabilità energetica, visti gli intricati meccanismi di negoziazione, ma anche instabilità politica. Senza contare l’esigenza di contenere il riscaldamento globale entro la soglia dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali: entro la fine del XXI secolo la temperatura globale potrebbe aumentare di ben 3.6° C, con effetti imprevedibili sul clima, dicono dall’IEA. Intanto entro il 2040 la domanda di energia sarà aumentata del 37%, con un incremento delle emissioni del 20%. Le fonti energetiche privilegiate saranno ancora le fonti fossili (carbone, gas e petrolio), accanto a nucleare e rinnovabili, che però sono destinate a crescere notevolmente nei prossimi anni. Nei Paesi dell’OCSE l’apporto delle energie pulite alla produzione di energia elettrica aumenterà del 37%. Entro il 2040, il 20% dell’elettricità prodotta in Europa proverrà dall’eolico, mentre nei mesi estivi il solare soddisferà fino al 37% del fabbisogno energetico giapponese, sempre secondo stime IEA.

E in Italia? A casa nostra Fincantieri e Technip in Italy hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding per “aumentare la competitività partendo dai mercati dell'Italia e del Mare Mediterraneo nel settore offshore”. Traduzione: piattaforme al largo della Sicilia. Le due società sono infatti in gara per la costruzione di una nuova piattaforma petrolifera nel mare siciliano. Ma il peggio dell’anno è stato sicuramente, su questo fronte, il decreto Sblocca Italia, che contiene un articolo volto a “valorizzare le risorse energetiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”.

Intanto, insieme al petrolio crolla anche il termoelettrico. Il calo della domanda di energia insieme alla presenza di impianti troppo obsoleti hanno generato una svolta verso le rinnovabili da parte dei big del comparto, a partire daEnel, che ha annunciato la chiusura di 23 centrali termoelettriche per guardare alle energie pulite e a tecnologie come i sistemi di accumulo. In 9 centrali - Trino, Porto Marghera, Alessandria, Campomarino, Carpi, Camerata Picena, Bari, Giugliano e Pietrafitta – sono già in atto le procedure di cessazione definitiva, senza alcuna perdita di posti di lavoro, o così pare.

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10) DIVIETO OGM IN EUROPA

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Il Consiglio, la Commissione e il Parlamento Europeo hanno raggiunto un accordo di principio, proprio sotto la presidenza italiana, che porta ad una svolta totale: il riconoscimento della sovranità e dell'autonomia degli Stati nella coltivazione degli Ogm. Libera scelta, insomma, anche se per qualcuno – come Greenpeace – questo significa rendere gli Stati vulnerabili agli attacchi delle aziende biotech. Ma vediamola positivamente: è possibile vietare gli Ogm, se uno Stato davvero lo vuole. Ora resta l’approvazione della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo e del Comitato degli Ambasciatori UE (Coreper).

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Anna Tita Gallo

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