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ue climaL'Ue spinge il piede sull'acceleratore nella lotta ai cambiamenti climatici.

In vista della Conferenza sul Clima che si terrà a Parigi a dicembre di quest'anno, l'Unione Europea potrebbe chiedere di alzare la posta, con la riduzione delle emissioni entro il 2050 di almeno il 60% rispetto ai livelli del 2010. Ma non tutti sono convinti che basti a contrastare gli effetti del clima.

È quanto emerge da una bozza trapelata nei giorni scorsi sugli impegni dell'Europa in vista di Parigi. Di questo si parlerà domani, quando la Commissione Ue presenterà ufficialmente il suo pacchetto. Quest'ultimo sarà composto dalla strategia quadro per l'energia dell'Unione (Energy Union Framework Strategy), la relativa Roadmap, le comunicazioni sulla interconnessione elettrica e un progetto per affrontare il cambiamento climatico globale oltre il 2020 da discutere a Parigi.

L'UE mira al “raggiungimento della riduzione nazionale di almeno il 40% in termini di emissioni di gas serra nel 2030, aumentando gradualmente il livello di riduzione per il periodo, oltre quello attuale del 20% per il 2020.” E su questo non ci sono grosse novità.

Ma se si guarda alla strategia al 2050, l'UE chiede un obiettivo globale a lungo termine che punti a ridurre le emissioni globali di almeno il 60% rispetto ai livelli del 2010, entro il 2050.

Questo impegno è in linea con le politiche dell'UE per ottenere una transizione più lungo termine verso un'economia low carbon, consentendo una probabile possibilità di centrare il target dei 2°C. L'Unione europea ha messo in campo un percorso efficace verso la riduzione domestica delle emissioni dell'80%, in linea con quelle necessarie secondo l'IPCC per i paesi sviluppati” ovvero ridurre le emissioni del 80-95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.

E non basta. Per intensificare gli sforzi, secondo il documento, si dovrebbe aumentare il livello di ambizione di Parigi con un programma di lavoro a partire dal 2016 per individuare ulteriori azioni per ridurre le emissioni, in collaborazione con il Fondo verde per il clima.

In base al nuovo protocollo, ai finanziamenti per il clima e allo sviluppo tecnologico, si potrebbero trovare nuove strategie per ridurre le emissioni e per adattarsi agli effetti negativi dei cambiamenti climatici coinvolgendo anche l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) e l'Organizzazione marittima internazionale (IMO). Dal canto suo, il protocollo di Montreal dovrebbe agire per regolare efficacemente le emissioni dei trasporti aerei e marittimi e la produzione e il consumo di gas fluorurati entro la fine del 2016.

Tuttavia, alcune associazioni ambientaliste hanno messo in dubbio le percentuali di riduzioni considerate dal documento, definito una strategia sbilanciata verso gli Stati Uniti.

Le principali economie, in particolare l'Unione europea, la Cina e gli Stati Uniti, dovrebbero mostrare leadership politica aderendo al protocollo il più presto possibile”, dicono al Guardian da 'Road to Paris 2015'. “Dovrebbe entrare in vigore non appena i paesi con una quota del 80% delle attuali emissioni globali lo abbiano ratificato”.

L'UE rappresenta il 9% delle emissioni globali, contro il 24% della Cina e il 12% degli Stati Uniti, secondo il documento. “Insieme, questi obiettivi dovrebbero coprire quasi la metà delle emissioni globali.

“La comunicazione non è assolutamente in linea con il target di due gradi ed è un'occasione persa dopo l'ultimo rapporto IPCC”, ha aggiunto l'eurodeputato dei Verdi Bas Eickhout.

Dall'Europa nessun commento, ma domani ne sapremo sicuramente di più.

Francesca Mancuso

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