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svizzeraemissioniÈ la Svizzera il primo paese a rendere noto il proprio impegno contro i cambiamenti climatici in vista della Cop21, la Conferenza di Parigi 2015, attesa per dicembre di quest'anno.

Il Governo elvetico ha di recente annunciato la riduzione del 50% di gas serra entro il 2030 come parte dell'accordo delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale.

Venerdì la Svizzera è diventata così il primo paese a comunicare formalmente il proprio contributo per salvare il clima, promettendo di dimezzare le emissioni inquinanti entro i prossimi 15 anni, rispetto ai livelli di riferimento, quelli del 1990.

Almeno il 30% di questa riduzione dovrà essere raggiunta all'interno del paese, mentre il restante 20% potrà essere ottenuto attraverso progetti realizzati all'estero. Questi obiettivi sono stati approvati dal Consiglio federale a novembre 2014 come parte della definizione del mandato negoziale per la conferenza sul clima di Lima ma sono stati resi pubblici solo nei giorni scorsi.

La Svizzera annuncerà ufficialmente il proprio impegno a ridurre le emissioni del 50% alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, a Parigi, quando si cercherà di trovare nuovo accordo internazionale sul clima che coinvolga tutti gli Stati membri a partire dal 2020. Ma tutti gli Stati membri della UNFCCC sono tenuti a dichiarare i propri impegni per il periodo post-2020, prima del vertice di Parigi.

La Svizzera è responsabile dello 0,1% delle emissioni globali di gas a effetto serra e, in base alla struttura della sua economia, ha un basso livello di emissioni (6,4 tonnellate pro capite all'anno). Una mossa astuta quella del paese visto che la realizzazione di una parte della riduzione all'estero permetterà la diffusione di misure nazionali per un periodo più lungo, tenendo conto anche conto delle capacità dell'economia interna.

Secondo gli obiettivi definiti dal Consiglio federale per il 2030 e il 2050, ossia -50% rispetto al 1990 e -70 al -85% entro il 2050, le emissioni pro capite annue potranno raggiungere 3 tonnellate di CO2 all'anno nel 2030, e tra 1 e 2 tonnellate di CO2 entro il 2050spiega il Federal Office for the Environment.

Gli impegni della Svizzera coinvolgeranno settori come l'energia, i processi industriali, l'agricoltura, l'uso del suolo e i rifiuti mentre le riduzioni riguarderanno sette gas ad effetto serra: CO2, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi HFC, PFC (perfluorocarburi), SF6 (esafluoruro di zolfo), NF3 (trifluoruro di azoto).

Mentre la Svizzera proclamava i propri piani, la Commissione Ue ha reso nota la nascita della Energy Union, una vera e propria unione energetica che sarà la “quinta libertà” dell'Europa e che permetterà ai paesi di collaborare anche per la riduzione delle emissioni inquinanti. Secondo le nuove politiche Ue, i governi dovrebbero indirizzare i tagli delle emissioni di gas a effetto serra di “almeno” il 60% rispetto ai valori del 2010 entro il 2050. Ma il contributo iniziale dell'Europa sarà pari al 40% dei tagli di carbonio sui livelli del 1990 entro il 2030, secondo quanto stabilito attraverso il pacchetto clima energia, lo scorso ottobre.

Ma la Roadmap per l'energia al 2050 è meno ambiziosa rispetto alle reali necessità. Il Vecchio Continente riuscirà a fornire un contributo importante nel contenere l'aumento delle temperature globali al di sotto dei 2° C?

Francesca Mancuso

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