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siccità siria conflitto 00Tra le cause della siccità che colpì la Siria tra il 2006 e il 2010, costringendo numerose persone a migrare dalle campagne alle città e facendo montare il malcontento popolare, ci sarebbe anche il riscaldamento globale.

Nel 2011, proprio quella profonda crisi economica e sociale ha fatto scivolare il Paese mediorientale in un conflitto sanguinoso, che è tuttora in corso e che ha già causato la morte di oltre 190.000 persone.

Secondo lo studio Climate change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought, realizzato dai ricercatori dell'Università della California di Santa Barbara, a determinare la prolungata siccità degli anni tra il 2006 e il 2010, la peggiore mai registrata nella regione dell'antica Mezzaluna fertile, ci sarebbero state sia delle pratiche agricole alla lunga insostenibili, basate sullo sfruttamento intensivo delle acque sotterranee, che le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane.

Queste ultime avrebbero peggiorato in modo significativo la situazione climatica, causando sia un notevole aumento delle temperature registrate nel corso dei mesi estivi che la diminuzione, costante e progressiva, delle precipitazioni nel corso dei mesi invernali.

L'incapacità del regime di Bashar al-Assad di fronteggiare la crisi economica avrebbe poi contribuito ad esacerbare anche altre tensioni latenti, dalla disoccupazione alla corruzione, portando alla guerra civile.

"Non stiamo sostenendo che la siccità, o il cambiamento climatico determinato dalle attività umane, abbiano causato la rivolta." – precisa a riguardo Colin Kelley, dell'Università della California di Santa Barbara – "Quello che stiamo dicendo è che la tendenza di lungo periodo, con meno precipitazioni e temperature più alte nella regione, ha contribuito a generare la rivolta, perché ha reso la siccità molto più grave."

A causa della prolungata siccità, l'economia agricola del nord-est della Siria ha subito un autentico tracollo e circa 1,5 milioni di persone si sono riversate nelle città alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita, determinando una vera e propria emergenza sociale e occupazionale.

Tuttavia, altri studiosi hanno obiettato che non si può ridurre il conflitto siriano ad un mero problema climatico, affermando che i fattori da valutare sono molteplici e di matrici diverse.

"La rivolta ha più a che fare con il fallimento del Governo nel rispondere alla siccità, con la diffusione di un sentimento di malcontento nelle aree rurali e con l'aumento del divario tra ricchi e poveri e tra abitanti delle campagne e abitanti delle città nel corso degli anni 2000, piuttosto che con la siccità in sé." – è il commento di Francesca de Châtel, dell'Università di Nimega, nei Paesi Bassi.

Gli studiosi americani accolgono parte delle critiche, ammettendo che il conflitto siriano, così come tutte le guerre civili, non ha e non può avere un'unica causa. Tuttavia tengono a sottolineare l'influenza negativa che gli effetti dei cambiamenti climatici possono esercitare in alcune aree del mondo, contribuendo a far crescere instabilità politica e malcontento popolare.

Lisa Vagnozzi

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