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paris eiffel tower climate 00Le promesse formulate dai diversi Governi in vista del ventunesimo summit ONU sul clima, che si terrà a Parigi il prossimo dicembre, sono insufficienti a contenere il riscaldamento del Pianeta entro i 2° al di sopra dei livelli preindustriali.

L'ammonimento è contenuto in uno studio condotto da un gruppo di ricerca della London School of Economics.

Il team di ricercatori, guidato dall'economista britannico Nicholas Stern e con base presso il Grantham Research Institute on Climate Change, sostiene che le azioni finora promesse dai diversi Paesi – a partire da Unione Europea, Stati Uniti e Cina – lasceranno che ogni anno vengano emesse circa 20 miliardi di tonnellate di carbonio al di sopra del livello-limite, entro il quale si ritiene possibile evitare gli effetti più disastrosi dei cambiamenti climatici.

Se tutti i Paesi rispetteranno le promesse formulate, nel 2030 la media delle emissioni annue a livello globale sarà di 55-56 miliardi di tonnellate di carbonio, ben al di sopra della quota 34 miliardi di tonnellate, che gli studiosi indicano, appunto, come soglia-limite.

L'Unione Europea (che si è impegnata a tagliare le emissioni del 40% entro il 2030) , la Cina e gli Stati Uniti emetteranno insieme circa 21-22 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno, mentre il resto del mondo (tra cui alcune economie in netta espansione, come Brasile e India) dovrebbe rilasciare nell'atmosfera circa 34 miliardi di tonnellate.

"Gli impegni assunti fino ad oggi dagli Stati non sono coerenti con l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro i 2°."- si afferma nel report, che avverte: – "Il periodo immediatamente successivo al vertice di Parigi sarà cruciale non solo per passare dalle intenzioni alle azioni concrete da assumere entro il 2030, ma anche per pianificare azioni più consistenti dal 2030 in poi."

Secondo gli studiosi della LSE, tutti i Governi dovranno lavorare sodo, nei prossimi mesi, per perfezionare i propri impegni e renderli più efficaci e stringenti, prevedendo, nello stesso tempo, investimenti in tecnologie pulite e innovative.

Non bisogna dimenticare, infatti, che anche i cambiamenti climatici hanno un costo ingente: secondo un rapporto diffuso dalle Nazioni Unite, le perdite economiche dovute a disastri riconducibili al riscaldamento globale si collocano ogni anno tra i 250 e i 300 miliardi di dollari.

Agire e fare in fretta è nell'interesse di tutti: lo ha capito parte dell'opinione pubblica mondiale che, attraverso movimenti e manifestazioni, esercita una pressione sempre più significativa su Governi e autorità locali.

Degli esempi in questo senso sono costituiti dalla campagna per il disinvestimento dalle fossili, che in meno di quattro anni ha raggiunto obiettivi importanti, spingendo quasi 200 tra istituzioni ed enti a cessare ogni investimento in carbone, petrolio e gas, e dalle sempre più frequenti marce sul clima (l'ultima, in ordine di tempo, si è svolta lo scorso sabato a Londra, e ha coinvolto alcune migliaia di persone).

È prevedibile, nei prossimi mesi, un aumento delle mobilitazioni pubbliche, per spingere i Governi a fare del summit di Parigi un punto di svolta, in modo da inaugurare una nuova fase.

Lisa Vagnozzi

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