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ilva taranto 000Sono iniziate ieri, con una settimana di anticipo rispetto ai piani iniziali, le operazioni di spegnimento dell'Altoforno 5 dell'Ilva, che al momento garantisce circa il 40% della produzione giornaliera di ghisa dell'intero stabilimento industriale tarantino.

L'Altoforno 5, che è il più grande d'Europa, sarà ristrutturato secondo quanto previsto dall'Autorizzazione integrata ambientale (AIA), in modo da uniformarsi ai criteri di prevenzione dell'inquinamento ambientale dettati dalle norme europee e a lungo disattesi. I lavori di messa a norma dovrebbero durare 12 mesi.

Lo stop all'impianto determinerà una drastica riduzione della produzione dello stabilimento pugliese, in cui resteranno attivi solo gli altiforni 2 e 4. Il riavvio dell'Altoforno 1, che è fermo per analoghi lavori di ristrutturazione dal dicembre 2012, è previsto per l'inizio del prossimo mese di agosto.

Lo spegnimento dell'Altoforno 5, che non è mai stato sottoposto a manutenzione straordinaria e che viene considerato pericoloso dagli stessi operai, determinerà anche un aumento nel ricorso ai contratti di solidarietà, che hanno già riguardato 1.200 lavoratori. Secondo fonti sindacali, infatti, lo stop farà salire gli esuberi a circa 4.000 unità.

"Attenzione, chiudete finestre. Molti fumi e gas da Ilva di Taranto. Ci si prepara, in queste ore, alle fasi preliminari dello spegnimento dell'altoforno 5 (il più grande d'Europa). Questo potrebbe comportare la fuoriuscita di imponenti emissioni che potrebbero raggiungere facilmente le abitazioni", fa sapere Fabio Matacchiera, aggiungendo qualche ora più tardi, in un post sulla sua pagina Facebook:

"Ieri, la direzione dell'Ilva aveva inviato una nota con la quale avvisava che, nella notte, si sarebbero potute verificare emissioni anomale a causa dell'avvio delle procedure di spegnimento dell'Afo 5 (l'Altoforno più grande d'Europa). Ebbene, dalle ore 2.30 alle ore 4.05 ero lì sotto e ho visto qualcosa che forse non ho mai visto in vita mia".

L'ammortizzatore sociale è stato prorogato dallo scorso 3 marzo per il terzo anno consecutivo e potrà interessare, a rotazione, un massimo di 4.074 dipendenti.

L'azienda tarantina ha debiti per quasi 3 miliardi di euro ed è in amministrazione straordinaria dallo scorso mese di gennaio. L'obiettivo dichiarato è, nel giro di 2 o 3 anni, quello di risanare i conti e di bonificare e riqualificare l'area, per poi vendere. Ma si tratta di un'operazione dagli esiti incerti.

"Per l'estate si saprà se Ilva ce la fa." - ha dichiarato Andrea Guerra, consigliere per le politiche industriali del premier Matteo Renzi, in un'intervista a Radio24 - "Non c'è nessuna sicurezza che andrà bene: è un percorso difficilissimo."

Lisa Vagnozzi

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