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Un progetto di legge di riforma delle emissioni dell'EU Trading Scheme (ETS) al via dal 2019. L'obiettivo? Ridurre il surplus di crediti di carbonio due anni prima del previsto. Le modifiche sono state informalmente concordate martedì dai deputati e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri lettone dell'UE.

La proposta di legge creerebbe un sistema che fa scattare automaticamente una porzione di quote ETS dal mercato e nella cosiddetta riserva di stabilità, se l'eccedenza è superiore a una certa soglia. Secondo quanto stabilito dall'Ue, la riserva avrà il compito di far fronte proprio al problema dell'eccedenza di quote di emissioni, che negli ultimi anni ha fatto crollare il prezzo della CO2, stabilendo le quote da mettere all'asta.

Un sistema,l'Ets, nato con l'obiettivo di incentivare le industrie a produrre meno emissioni inquinanti ma che stenta ad affermarsi. Da qui la necessità di correggere il tiro non dal 2021, come inizialmente proposto dalla Commissione europea ma due anni prima, dal 2019.

Abbiamo raggiunto un buon equilibrio tra un'ambiziosa ed efficace riforma del sistema ETS e forti garanzie per assicurare che le industrie ad alta intensità energetica in Europa non siano obbligate a spostare i loro impianti di produzione in paesi al di fuori dell'Ue con politiche climatiche meno severe”, ha dichiarato Ivo Belet (PPE, BE).

L'EU-ETS riguarda oltre 11.000 fabbriche, centrali elettriche e altri impianti. Esso opera su un sistema di “cap-and-trade”, un vero e proprio mercato delle emissioni dove la quantità totale di quelle che possono essere emesse viene stabilita e successivamente le quote possono essere scambiate. Si prevede che nel 2020 le emissioni dei settori coperti dal sistema ETS saranno inferiori del 21% rispetto al 2005.

Secondo quanto stabilito marted', i 900 milioni di quote di emissione “backloaded” sarebbero messe in riserva, insieme a circa 600 milioni di quote non assegnate, in linea con la decisione dei deputati nel mese di febbraio.

“Il compromesso raggiunto è soddisfacente per tutte le parti. Questa riforma pone l'UE in una posizione di leadership in vista della prossima Conferenza sul clima (COP21) a Parigi e ci permette di proporre piani concreti per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030”, ha aggiunto il presidente della commissione Ambiente Giovanni La Via.

I deputati e la Presidenza lettone hanno inoltre stabilito che la cosiddetta “indennità di solidarietà” sarà pari al 10% del totale annuo e alcuni Stati membri dell'Europa centrale e orientale saranno esentati dall'obbligo di riserva fino al 2025.

Ivan Pineda, direttore degli affari pubblici presso l'European Wind Energy Association, ha commentato: “La data di inizio del 2019 mostra che gli Stati membri sono disposti al compromesso, anche vedendo che un numero consistente di quote in eccesso non sarà reimmessa nel mercato e dovrà invece andare direttamente nella riserva. Ma dobbiamo riconoscere che gli Stati membri e il Parlamento avrebbero potuto essere molto più ambiziosi nella riorganizzazione del mercato del carbonio. È necessaria una riforma molto più completa per questo strumento per fornire un segnale significativo agli investitori”.

Per promuovere progetti di innovazione industriale low carbon, infine, la Commissione europea dovrà prevedere, nella prossima revisione dell'ETS, l'istituzione di un fondo di innovazione di 50 milioni di quote. L'accordo provvisorio dovrà essere confermato Council of Ministers’ committee of permanent representatives (COREPER) il 13 maggio. La commissione per l'ambiente dovrà poi votarlo il 26 maggio, seguita dal Parlamento a luglio.

Nei giorni scorsi, inoltre, i deputati hanno votato anche per limitare le emissioni di impianti di combustione di media dimensione e adeguare il sistema alla potenza termica degli impianti, in modo da ridurre gli oneri amministrativi per le piccole imprese. I valori massimi di emissione di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx) e delle polveri degli impianti di combustione esistenti entreranno in vigore come segue:

- 2020 per gli impianti di combustione esistenti di potenza termica nominale superiore a 15 MW

- 2022 per quelli con un ingresso tra 5 e 15 MW

- 2027 per quelli con un ingresso di 5 MW o inferiore.

La normativa non impedisce agli Stati membri di applicare norme più rigorose.

Francesca Mancuso

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