Menu

cop21 lavori preliminari

Proseguono incontri e vertici per preparare il terreno in vista della Paris Climate Conference (COP21) del prossimo dicembre: tra faccia a faccia, auspici e molta cautela, il mondo politico ed economico cerca fare il punto della situazione, delineando rischi, criticità e prospettive nel cammino verso un nuovo accordo globale sul clima.

La scorsa settimana circa 1.300 tra esponenti della politica e del mondo economico e industriale si sono trovati a Parigi per il Business and Climate Summit che, simbolicamente, ha aperto i lavori 200 giorni prima della data di inizio della COP21. Il vertice si è concentrato soprattutto sulle responsabilità e sugli strumenti in possesso delle imprese, in particolare delle grandi multinazionali, per affrontare i cambiamenti climatici.

Alcuni giorni prima, i rappresentanti di oltre 30 nazioni si erano incontrati a Berlino per la sesta edizione del Petersberg Climate Dialogue, per discutere delle misure necessarie ad arginare le emissioni e a contenere l'aumento della temperatura globale entro la soglia dei 2° rispetto ai livelli preindustriali.

Il cammino verso Parigi si profila ancora lungo, e molti altri vertici sono in calendario per anticipare i temi più scottanti e tentare di smussare le divergenze tra i Paesi, in modo da agevolare (si spera) i lavori della COP21 e favorire il raggiungimento di un'intesa soddisfacente in quella sede.

Per fare il punto della situazione, ecco una sintesi delle posizioni emerse nel corso degli incontri della scorsa settimana:

1) La Francia chiede un "miracolo"

Il Presidente francese Hollande ha rivolto un appello accorato al mondo della politica e dell'economia, auspicando che, nel corso della COP21, sia possibile giungere ad un accordo che lasci soddisfatti sia i Paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo. Non un compromesso al ribasso, dunque, ma un'intesa virtuosa. Il Presidente francese ha dovuto tuttavia riconoscere che mettere d'accordo ben 196 Stati sarà un'impresa difficile.

"Ci vuole consenso. E se è difficile all'interno di ogni singolo Stato, figuriamoci con 196 Paesi coinvolti. Ci vorrebbe un miracolo!" - ha chiosato Hollande.

2) La Germania auspica un "cambio di mentalità"

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato la necessità di coinvolgere il più possibile i Paesi in via di sviluppo nelle misure di contenimento delle emissioni e di rivoluzionare la politica economica, in modo da far sì che la lotta ai cambiamenti climatici e la crescita economica non siano più di ostacolo l'una all'altra, ma procedano di pari passo.

"Non si può procedere senza crescita, ma bisogna generarla in modo diverso."- ha affermato in proposito la Cancelliera, aggiungendo che, entro il 2020, la Germania raddoppierà i fondi destinati alla lotta ai cambiamenti climatici, rispetto ai livelli del 2014.

3) Tony Hawyard, ex BP, si schiera contro i sussidi alle fonti fossili

L'ex manager BP Tony Hawyardm, attualmente a capo di Glencore, multinazionale che opera nello scambio merci, ha dichiarato senza mezzi termini che continuare ad elargire sussidi alle fonti fossili è incompatibile con la lotta ai cambiamenti climatici. Hawyard ha poi aggiunto che i Paesi sviluppati dovrebbero sostenere economicamente i Paesi in via di sviluppo nella transizione verso le rinnovabili e verso un'economia a basse emissioni.

4) John Kerry immagina la fine dell'era del petrolio

In un intervento che non ha mancato di suscitare qualche polemica, il Segretario di Stato americano John Kerry ha chiesto al mondo dell'economia e dell'industria di fare da apripista nella costruzione di un futuro a basse emissioni, dando il buon esempio ai Governi e intraprendendo la transizione verso le rinnovabili.

"Abbiamo bisogno che il settore privato incoraggi i Governi del mondo a fissare obiettivi ambiziosi e ne fissi di altrettanto ambiziosi per sé." – ha affermato in proposito Kerry – "E per ambiziosi intendo 'realmentÈ ambiziosi: ad esempio, le aziende dovrebbero darsi l'obiettivo di utilizzare solo energia al 100% rinnovabile entro il 2020."

5) Oxfam chiede più coraggio

A conclusione del Business and Climate Summit di Parigi, Oxfam ha definito il vertice un'occasione mancata, sottolinendo che gran parte delle grandi industrie e delle multinazionali presenti non ha assunto nessun impegno concreto nella riduzione delle emissioni. Al di là dell'appello ad eliminare ogni forma di sussidio alle fonti fossili, nessuna azienda si è fatta avanti per guidare il cambiamento e il vertice si è concluso con l'ennesimo nulla di fatto.

L'organizzazione ha esortato il mondo della politica e dell'economia a compiere, nei 200 giorni che ci separano dall'inizio della Conferenza di Parigi, il sempre più necessario "cambio di passo".

Lisa Vagnozzi

LEGGI anche

25 testate si impegnano a portare i cambiamenti climatici in prima pagina (#Parigi2015)

#Parigi2015: la lobby della chimica teme (e boicotta) le proposte per salvare il clima

#Parigi2015: nasce la coalizione italiana contro i cambiamenti climatici

GreenBiz.it

Network