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“L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano”.

Così Papa Francesco zitta i negazionisti dei cambiamenti climatici e mette in riga i grandi della Terra, puntando il dito contro l'attuale modello di sviluppo “basato sull’uso intensivo di combustibili fossili”. Nella sua enciclica Laudato Sii appena resa nota, Bergoglio invita a prendere coscienza dei problemi che stanno portando l'umanità sull'orlo del baratro climatico.

Da tempo discussa, attesa e criticata, l'enciclica sottolinea la necessità della politica di non sottomettersi all’economia. “Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura” dice il Papa.

Tanti i temi affrontati nelle pagine dell'enciclica sull'ambiente, che si apre sull'inquinamento e i cambiamenti climatici per poi affrontare la questione dell'acqua, la perdita della biodiversità e la non equa distribuzione delle risorse.

Analizza poi la radice umana della crisi ecologica che la Terra sta attraversando, invitando al dialogo sull'ambiente nella politica internazionale.

FOSSILI VS RINNOVABILI - Scegliere le energie pulite mettendo da parte le forme di produzione più inquinanti. Si parte da qui secondo il Papa, che parla di transizione energetica e che attacca duramente l'umanità del 21° secolo:

Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio. In attesa di un ampio sviluppo delle energie rinnovabili, che dovrebbe già essere cominciato, è legittimo optare per il male minore o ricorrere a soluzioni transitorie. Tuttavia, nella comunità internazionale non si raggiungono accordi adeguati circa la responsabilità di coloro che devono sopportare i costi maggiori della transizione energetica. Negli ultimi decenni le questioni ambientali hanno dato origine a un ampio dibattito pubblico, che ha fatto crescere nella società civile spazi di notevole impegno e di generosa dedizione. La politica e l’industria rispondono con lentezza, lontane dall’essere all’altezza delle sfide mondiali. In questo senso si può dire che, mentre l’umanità del periodo post-industriale sarà forse ricordata come una delle più irresponsabili della storia, c’è da augurarsi che l’umanità degli inizi del XXI secolo possa essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie gravi responsabilità”.

CAMBIAMENTI CLIMATICI E DIALOGO - Non poteva mancare riferimento agli inconcludenti accordi e alle conferenze sul clima, anche in vista dell'appuntamento con la Cop21 di Parigi, prevista per la fine del 2015. Ad oggi, le soluzioni intraprese non sembrano contenere le conseguenze dell'aumento globale delle temperature.

“La protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente. Ancora una volta, conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui”.

MONDO IMPRENDITORIALE - La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare ed a un dibattito approfondito”.

MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO - È una distorsione concettuale dell’economia: se aumenta la produzione, interessa poco che si produca a spese delle risorse future o della salute dell’ambiente; se il taglio di una foresta aumenta la produzione, nessuno misura in questo calcolo la perdita che implica desertificare un territorio, distruggere la biodiversità o aumentare l’inquinamento. Vale a dire che le imprese ottengono profitti calcolando e pagando una parte infima dei costi. Si potrebbe considerarev e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future”.

Per il testo integrale dell'enciclica clicca qui

Francesca Mancuso

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