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Lo aveva annunciato lo scorso autunno con l'accordo con gli Usa e finalmente lo ha fatto. La Cina ha presentato il nuovo piano per il clima INDC (Intended Nationally Determined Contributions) per la riduzione delle emissioni inquinanti. Il paese, uno dei più grandi emettitori del mondo, ha dunque stabilito concretamente di dimezzare le proprie emissioni di carbonio.

In attesa della Cop 21, la conferenza sul clima di Parigi, la Cina ha fatto sapere che entro il 2030 ridurrà la propria intensità di carbonio (il rapporto tra emissioni di carbonio e Pil) del 60-65% rispetto ai livelli del 2005.

Ma non solo. La Cina promette anche di impegnarsi ad incrementare del 20% la quota di rinnovabili nel mix energetico nazionale entro il 2030.

Saranno soprattutto l'eolico e il fovoltaico a trainare il paese, come ha confermato un portavoce a New York alle Nazioni Unite. La Cina ha già avviato programmi pilota di scambio delle emissioni di carbonio in 7 province e città e ha sviluppato progetti pilota per ridurre le emissioni in 42 province e città.

Il paese ha promesso anche di impegnarsi nella riforestazione, aumentando il volume delle foreste di circa 4,5 miliardi di metri cubi rispetto al livello del 2005 e promuovere stili di vita a basso tenore di carbonio.

Secondo le stime di E3G, il piano della Cina permetterà al paese di arrivare una quantità di energia a basso tenore di carbonio pari all'intera capacità del sistema elettrico statunitense. L'impegno della Cina riflette in gran parte quelli assunti a novembre dello scorso anno, come parte di un accordo raggiunto con gli Stati Uniti.

Secondo Li Shuo, responsabile della politica energetica di Greenpeace, la Cina è sicuramente in grado di raggiungere questi risultati, come testimoniano anche le azioni che il paese sta avviando a livello nazionale per ridurre l'inquinamento atmosferico.

Il carbone rappresenta ancora circa il 66% del consumo energetico della Cina. Secondo Changhua Wu, a capo del Climate Group l'INDC è una “spinta positiva” a livello internazionale per i cambiamenti climatici:

“Lo sforzo della Cina di allineare la sua agenda di crescita interna e globale a quella del cambiamento climatico è un esempio importante di come sia necessario un cambiamento fondamentale per far crescere l'economia in modo diverso”, ha detto.

Nel documento presentato alle Nazioni Unite, la Cina ha detto che i risultati dei negoziati di Parigi “dovrebbero tener conto in maniera differenziata delle responsabilità storiche” un riferimento al fatto i paesi sviluppati hanno immesso più carbonio nell'atmosfera nel corso del tempo rispetto ai paesi in via di sviluppo.

Ma non sono mancate le polemiche. Il Ministro degli esteri australiano Julie Bishop ha minimizzato l'obiettivo cinese volto a dimezzare le emissioni dopo il 2020.

L'Australia, dal canto suo, non sta facendo di meglio e deve ancora rivelare il suo obiettivo post 2020. Il governo Abbott di certo non sta brillando in questo settore. L'INDC australiano dovrebbe essere ufficialmente presentato alle Nazioni Unite nel corso di questo mese.

Francesca Mancuso

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