Menu

sardegna_allarme_rientrato_250x166Dopo il riversamento in mare di circa 18 quintali di olio combustibile a causa di una perdita nell’impianto di trasferimento a terra della E.On a Porto Torres, si era temuto il peggio per la sorte di una fetta rilevante di mare sardo. Per fortuna, l’allarme è rientrato e l’opera di bonifica della banchina è stata terminata. Restano da ripulire le spiagge, mentre i cittadini fondano un comitato per costituirsi parte civile.

La procura di Sassari ha immediatamente aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità del danno ambientale, intanto la Capitaneria di porto di Porto Torres ha iniziato gli interrogatori per far luce su quanto è accaduto martedì scorso. Intanto, è il comandante della Capitaneria, Giovanni Stella, a rassicurare sul pericolo scampato e a spiegare, durante una conferenza stampa, come sono state organizzate le operazioni di bonifica, fornendo anche una prima ricostruzione sintetica dei fatti.

Sarebbe stata una soletta di banchina a cedere, contemporaneamente alla rottura di una condotta di drenaggio. Per questo, nonostante fossero state disposte panne galleggianti attorno alla petroliera e alla banchina stessa, l’olio si sarebbe riversato in mare aperto. Al momento non sarebbe stata rilevata la presenza di altro olio combustibile in mare riconducibile al disastro di Porto Torres e all’impianto che ora dovrà passare un nuovo collaudo – dopo quello del 2002 – prima di riprendere la propria attività.

La mossa successiva sarà la ripulitura delle spiagge, 18 km di coste e spiagge contaminate dal catrame, che già dalle ore successive alla perdita veniva insaccato e ammassato sulla sabbia in attesa di essere trasportato e smaltito come rifiuto speciale. L’Arpas ha iniziato i suoi controlli insieme all’Ispra, sarà un’impresa di Varese ad occuparsi di pulire le rocce.

Ma i cittadini sono tutt’altro che tranquilli, a loro non bastano le rassicurazioni delle autorità locali. Le conseguenze sull’immagine di quella parte di Sardegna, il Golfo dell’Asinara, dove i vip non vanno spesso come in altre zone dell’isola, potrebbero compromettere l’arrivo dei turisti anche nel periodo estivo e, allora, le ripercussioni economiche potrebbero davvero esibire i segni del petrolio fuoriuscito durante lo scaricamento alla centrale di Fiumesanto. Ecco perché sarà fondato un comitato, con l’idea di costituirsi parte civile contro la E.On, già oggetto dell’attenzione degli inquirenti e sotto accusa per presunte negligenze non solo durante le operazioni di scarico di martedì scorso.

Anna Tita Gallo

 

GreenBiz.it

Network