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cambiamenticlimatici desertoSi avvicina il gran giorno, la COP21 è alle porte. Lunedì 30 novembre a Parigi si aprono i lavori del summit Onu sul clima. Intanto il 29 è prevista la Marcia per il Clima a Roma. L'argomento è spinoso ed emerge un'interessante valutazione: i cambiamenti climatici producono effetti peggiori di quelli del nucleare. Ecco perché.

Jonathan Schell, autore di “The Fate of the Earth” (1982) era un giornalista che si occupava spesso delle minacce più gravi per l’umanità. Si era concentrato soprattutto sul nucleare, ma pare che prima di morire avesse in programma di scrivere un libro sui cambiamenti climatici. Perché? La risposta è semplice: si tratta di una minaccia altrettanto grave.

Una volta il nucleare non aveva competitor in questo senso, era il peggio che potesse esistere, ma oggi non è più così e le peggiori catastrofi che l’umanità potrebbe ritrovarsi ad affrontare sono proprio quelle connesse al clima.

Livello del mare che si alza, uragani sempre più frequenti, ondate di calore anomale: tutto questo potrebbe rendere la Terra invivibile e inospitale, con le città vuote e distrutte e le terre coltivabili ridotte a deserti. Impossibile non trovare analogie con i disastri nucleari. Entrambi sono comunque rischi generati dall’attività umana, che mai vengono eliminati del tutto.

Ma i cambiamenti climatici, a differenza del nucleare, possono essere contenuti agendo per tempo. E alcuni accordi presi proprio in tema di atomo potrebbero anzi essere utilizzati come modello. Di fatto, abbiamo tutti paura delle armi atomiche, ma dalla Seconda Guerra Mondiale non le abbiamo usate. Il segreto per affrontare i cambiamenti risiede nel coinvolgimento delle masse.

Chi ricorda la Teoria dei Giochi, saprà che spesso quando si tratta di accollarsi una responsabilità le persone tendono ad evitarlo se sono le sole a farlo; al contrario, se tutti decidono di farlo la questione diventa più semplice. Vale anche per la COP21 di Parigi, che si aprirà lunedì. Le negoziazioni Onu per raggiungere un accordo sul clima arrivano dopo decenni in cui tutti sono stati consapevoli di quanto stesse accadendo. Ma ora occorre forgiare un accordo in cui tutti i Paesi siano coinvolti. E il vantaggio potrebbe essere proprio quella consapevolezza di quanto tutti debbano partecipare ed impegnarsi. È il mondo intero stavolta che cerca di salvarsi.

Ecco però la differenza sostanziale dal nucleare. I cambiamenti climatici non sono reversibili. Se non viene raggiunto un accordo per il non utilizzo del nucleare con un certo Paese si può riprovare in futuro. I cambiamenti climatici invece non funzionano così. Se a Parigi non si raggiunge un accordo e si continua con gli impianti a carbone, le auto inquinanti e le fossili, questo fallimento in futuro non potrà essere cancellato. Le foreste non ricresceranno, le conseguenze dei cambiamenti climatici non saranno bloccate da un momento all’altro.

In attesa dell’apertura ufficiale dei lavori, ricordiamo la Marcia per il Clima che si terrà a Roma e in altre città del mondo il 29 novembre, proprio alla vigilia della COP21. L’invito è quello di diffondere informazioni sul summit Onu per rendere più consapevoli anche tutti coloro che ancora non hanno compreso l’importanza dell’evento. Su Twitter, gli hashtag per seguire e commentare dalla marcia sono #marciaperilclima e #climatemarch.

Anna Tita Gallo

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