Menu

parisgreenÈ la giornata cruciale per la COP21 di Parigi. I capi di Stato di tutto il mondo decideranno in queste ore quale sarà l'entità dell'impegno da prendere per contrastare i cambiamenti climatici.

Le bozze di accordo circolate nei giorni scorsi non sono molto soddisfacenti. Lo dicono anche alcuni scienziati che non rintracciano impegni concreti e vincoli stringenti, con controlli davvero serrati per monitorare le emissioni dei singoli Paesi.

In particolare poi i Paesi poveri hanno avvertito: la conferenza Onu sarà un fallimento se i Paesi ricchi proveranno a fermare i loro diritti di proteggere il clima. Ci sono voluti 4 anni per i negoziatori per mettere a punto la bozza di un accordo che fosse a lungo termine, ora i rappresentanti dei vari Paesi del mondo presenti a Parigi hanno 5 giorni per farla diventare un documento accettabile per tutti i 195 presenti.

Non sarà facile. Basta contare le centinaia di parentesi che restano ancora nel testo e che indicano i punti rispetto ai quali ancora non c'è un'intesa. Alcuni delegati sono preoccupati anche per un altro aspetto: troppo è stato lasciato in mano alla politica. E ci sono moltissime questioni politiche in ballo, come ha ribadito anche Miguel Arias Canete, il commissario Ue per il clima.

Inutile dire che il nodo cruciale è quello dell'obiettivo di contenimento dell'innalzamento della temperatura globale. Alcuni Paesi continuano a ripetere che se il mondo si surriscalda più di 1,5 gradi centigradi loro finiranno sott'acqua e vogliono che questo sia scritto nero su bianco sull'accordo. Altri sono a favore di un accordo che abbia come limite i 2 grandi centigradi, due posizioni opposte, dunque.

Un'altra questione aperta è quella che rispecchia una contrapposizione che per alcuni è ormai obsoleta, quella tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo, che risale al 1992. Ora i Paesi ricchi vorrebbero che i Paesi in via di sviluppo agissero esattamente come loro.

Non possiamo accettare la fame come prezzo del successo di questo accordo, ha infatti puntualizzato Gurdial Singh Nijar (Malaysia), portavoce del Like Minded Group, cioè Paesi come Cina, India e Arabia Saudita.

Intanto è arrivato anche il monito di Papa Francesco. "Per il bene della casa comune, di tutti noi e delle future generazioni, per i bambini che stanno crescendo, a Parigi ogni sforzo dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana", ha affermato il Papa dopo l'Angelus, citando poi anche una frase dell'enciclica Laudato si': “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi?". Una domanda apparentemente banale, ma che potrebbe e dovrebbe essere la vera bussola ad orientare le decisioni dei grandi della terra a Parigi.

Anna Tita Gallo

LEGGI anche:

COP21: arriva la bozza dell’accordo sul clima. Ma per gli scienziati è l’ennesima conferenza inutile

#Parigi2015: COP21, cosa ci possiamo aspettare davvero?

COP21: stop al carbone, killer del clima. Italia in primo piano (VIDEO)

GreenBiz.it

Network