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ilva interno 600x400L’Ilva deve rispettare nuovi limiti relativi alle emissioni di diossina dall’8 marzo. O no? Missione impossibile per Peacelink, visto che non ci sono stati investimenti per dotarsi di filtri adeguati. L’Ilva replica e ricorda lo spostamento dell'entrata in vigore. Scatta il botta e risposta.

Peacelink ricordava qualche giorno fa lo scattare dei nuovi limiti, di fatto dimezzati. Inoltre, ribadiva di aver scritto alla Commissione Ue perché siano fatti rispettare i limiti più rigorosi per la diossina previsti dalla direttiva 75/2010 (ossia 0,1 ng/m3) e per far sì che la Commissione deferisca con immediatezza il Governo Italiano alla Corte di Giustizia per mancato rispetto della direttiva 75/2010 nell'ambito della procedura di infrazione avviata nel 2013.

L’Ilva pubblica un comunicato precisando che l’Aia e i nuovi limiti per l’impianto di agglomerazione e sinterizzazione (camino E312) entreranno in vigore dal 30 giugno 2017, facendo riferimento anche alle dichiarazioni di Alessandro Marescotti di Peacelink.

Per l’Ilva “il termine per l’attuazione del piano ambientale, comprensivo dei nuovi limiti per l’impianto di agglomerazione e sinterizzazione e, dunque, del camino E312, è stato rinviato al 30 giugno 2017 (art. 1, comma 7 del Decreto Legislativo 191/2015 convertito il 1/2/2016). Dunque, il nuovo limite di 0,15 nano-grammi di diossina per metro cubo previsto dalla nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) non è entrato in vigore nella giornata di oggi. ILVA continua pertanto a operare nel pieno rispetto delle norme e prosegue il lavoro adeguamento ambientale e bonifica dello stabilimento di Taranto”.

Peacelink risponde a questo comunicato, ricordando che l’Aia dell’ottobre 2012 aveva fissato il nuovo limite di 0,15 nanogrammi di diossina per metro cubo, che doveva entrare in vigore l’8 marzo 2016. Ma per l’Ilva il rinvio del termine ultimo per completare l’attuazione dell’Aia comprenderebbe anche un rinvio dell’attuazione del limite di emissioni.

Si tratta di una interpretazione molto estensiva del concetto di proroga che va ben oltre la questione tecnica dell’implementazione della BAT (le migliori tecnologie disponibili) e che coinvolge anche il limite di emissione di diossina”, ribadisce quindi Peacelink.

Secondo l’associazione, occorre ricordare che la direttiva europea 2010/75/UE in più punti ribadisce che l’abbassamento delle emissioni industriali di diossina a 0,1 ng/m3 scatta dal 1° gennaio 2016. Nell’Aia del 2012 già quindi si concedeva una proroga all’8 marzo 2016 per l’applicazione del limite di diossina e una deroga (0,15 al posto di 0,1 ng/m3); inoltre si concedeva un’ulteriore proroga al 23 febbraio 2017 per scendere sotto il limite di 0,1 ng/m3.

Si scopre ora che l’ultimo decreto salva ILVA conterrebbe un’ulteriore proroga di 18 mesi rispetto per applicare un limite in deroga alla direttiva europea 2010/75/UE, fanno notare gli ambientalisti.

Accade che il 2016 diventa un anno di attesa, utile a rimandare non solo la messa a norma degli impianti con maggiori criticità ma persino il rispetto dei limiti a tutela dell’ambiente e della salute. Questo secondo l’interpretazione che ne dà ILVA. Ovviamente questa ci appare una forzatura e ci rivolgeremo all’Unione Europea perché ancora una volta constatiamo una discrepanza, e non da poco, fra ciò che prevede la normativa europea e quello che il governo intende fare in Italia”, aggiungono da Peacelink, in attesa di una replica che però probabilmente non ci sarà.

Anna Tita Gallo

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