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veronanotrivMentre si avvicina il giorno del Referendum sulle trivellazioni, il Coordinamento No Triv si scaglia contro le bugie del governo Renzi. Intanto Greenpeace, per ricordare agli italiani l’importanza di andare alle urne, ha organizzato un flash mob in 22 città italiane.

Renzi ha dichiarato questo a reti unificate: "Non fatevi prendere in giro: non è un referendum sulle nuove trivelle, che hanno già la linea più dura d'Europa. È un referendum per bloccare impianti che funzionano. Io lo considero uno spreco. Ciascuno quando voterà sì o no pensi se sia giusto che 10mila persone perdano il posto".

Ma è davvero così? Secondo il Coordinamento No Triv, il referendum serve anche ad evitare nuove trivelle, l’unico spreco è quello del governo, che ha evitato l’election day (esponendo gli italiani a sanzioni),

Inoltre, con una vittoria dei sì, non andrà perso alcun posto di lavoro. Il Coordinamento No Triv risponde punto per punto alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Votare SI' significa votare contro la norma che consente alle società petrolifere la ricerca e l'estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.

Quella che Renzi definisce "la linea più dura d'Europa", che prolunga all'infinito la durata delle concessioni, concede alle società del petrolio e del gas tutto il tempo necessario per poter scavare nuovi pozzi all'interno delle concessioni esistenti. Inoltre, tra i titoli esistenti entro le 12 miglia si registrano 12 permessi di ricerca: con la vittoria dei NO, il Governo si sentirebbe "autorizzato" a cambiare nuovamente le regole del gioco, lasciando campo libero alle compagnie che potrebbero far valere i permessi. Quindi non è vero ciò che il Governo sostiene da tempo. E cioè che entro le 12 miglia non sono più possibili nuove perforazioni.

Questa la posizione dei No Triv, che ricordano anche come il governo abbia negato l'election day, bruciando così 340 milioni di euro. Uno spreco anche esporre i contribuenti italiani al rischio di una pesante sanzione da parte dell'Unione Europea, che potrebbe aprire una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia.

Per quanto riguarda i posti di lavoro, la vittoria dei SI’ non bloccherà subito gli impianti, che finiranno di funzionare alla data già prevista nei progetti delle società e nelle "carte" del Ministero. Queste attività finiranno in ogni caso mediamente entro 5/6 anni. Qualcuna un po’ prima e numerose oltre i prossimi 10 anni. C’è tutto il tempo necessario per provvedere seriamente al futuro dei lavoratori.

La verità scomoda è che il settore del gas e del petrolio è provato di suo da una crisi dovuta al calo della domanda mondiale e da un eccesso di offerta.

Per chiamare alle urne gli italiane Greenpeace ha intanto organizzato un flash mob con “oil men” dislocati in 22 città. Si tratta di volontari vestiti di nero e con mani e volto sporchi di una sostanza oleosa simile al petrolio, che hanno animato il flash mob ed esposto uno striscione in cui si poteva leggere un chiaro invito al voto del 17 aprile. In ciascuna delle 22 città coinvolte, l’appello di Greenpeace a non trivellare il Paese è stato tradotto nei dialetti locali, perché la minaccia petrolifera riguarda tutti gli italiani.

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Il 17 aprile gli italiani hanno la possibilità di fermare le piattaforme più vicine alle nostre coste. Producono solo il 3 per cento del gas di cui l’Italia ha bisogno, e lo 0,8 per cento del nostro consumo annuo di petrolio, ma lo fanno inquinando, e molto. Come dimostra il rapporto “Trivelle Fuorilegge” di Greenpeace, che evidenzia concentrazioni preoccupanti di sostanze tossiche e cancerogene nei fondali vicini alle piattaforme e nelle cozze che ci crescono sopra”, ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.

Secondo Greenpeace, il voto del 17 aprile ha un portata politica più ampia del merito tecnico del quesito referendario. È una data in cui si potrà democraticamente smentire l'indirizzo energetico del governo, che da due anni a questa parte ha individuato nelle misere riserve nazionali di gas e petrolio l'unico orizzonte di sviluppo energetico per il Paese. Si tratta dello stesso governo che, mentre prometteva nuova occupazione grazie alle trivellazioni, penalizzava fortemente il settore delle energie rinnovabili, che ha perso negli ultimi mesi decine di migliaia di posti di lavoro.

Anna Tita Gallo

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