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Si moltiplicano i problemi per l’Ilva di Taranto, a pochissimo tempo dalla cessione e mentre si riapre il processo Ambiente Svenduto. Piovono nuove accuse, stavolta per getto pericoloso di cose, violazioni ambientali e gestione della discarica rifiuti “Mater Gratiae”.

La Procura aveva richiesto l’archiviazione, ma ora il gip Martino Rosati conferma la nuova indagine. Per il 5 luglio è prevista la camera di consiglio. Nel mirino finiscono l’ex commissario Enrico Bondi, il commissario Piero Gnudi, l’ex direttore Antonio Lupoli e il direttore di oggi Ruggero Cola.

La posizione della Procura era quella di archiviare tutto in base ad una norma rintracciabile nella legge di marzo 2015 relativa all’Aia e che di fatto tiene a riparo i commissari e vari esponenti che invece così finiscono sotto indagine dopo varie denunce pervenute in Procura che lasciano emergere svariati casi di inquinamento.

Ma si tratta di una norma che si traduce in una sorta di immunità solo a patto che sia evidente l’”adempimento delle migliori regole preventive” dal punto di vista della sicurezza sul lavoro e della tutela ambientale, una condizione che per il gip non sussiste. Anzi, l’Aia non è stata rispettata nelle sue scadenze e sono palesi una serie di inadempienze, motivi che hanno spinto il gip a respingere la richiesta di archiviazione.

Una posizione severa, anche considerando che secondo il ministero dell’Ambiente la prima parte delle prescrizioni inserite nell’Aia sono state rispettate. Ma resta da chiedersi se sia giusto che una norma intervenga a priori a garantire l'immunità in casi come questo, quando sarebbe forse più corretto lasciare che le indagini proseguano e accertino le responsabilità di tutti, senza che nessuno si nasconda dietro uno scudo.

Anna Tita Gallo

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