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green 10volte

Le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte in modo da contenere entro i 2°C il riscaldamento globale: questi gli accordi di Parigi confermati a Marrakesh. Ma quello che stiamo facendo non basta. Le tecnologie verdi devono diffondersi con una velocità pari a 10 volte l’attuale, stando a quanto emerge da uno studio della Duke University.

Il lavoro è una simulazione che si basa su equazioni matematiche che calcolano il ritmo con cui le emissioni globali di anidride carbonica pro-capite sono aumentate dalla fine della seconda rivoluzione industriale alla fine del XIX secolo e l’inizio del XX, e che hanno dimostrato  un aumento di circa il 100 per cento ogni 60 anni. I ricercatori hanno poi determinato la velocità delle innovazioni nelle tecnologie a bassa emissione di carbonio. E non funziona. Velocità troppo bassa.

Infatti confrontando questi risultati con proiezioni sulla futura crescita della popolazione mondiale, gli studiosi sono riusciti a stimare i futuri incrementi di emissioni, e a determinare la velocità con cui l’innovazione tecnologica deve avvenire per contenere il riscaldamento al di sotto dei 2°C stabiliti a Parigi nel corso della COP21.

“Sulla base dei nostri calcoli, non raggiungeremo gli obiettivi sul riscaldamento globale stabiliti dall’accordo di Parigi, a meno di accelerare la diffusione delle tecnologie pulite di almeno 10 volte rispetto al passato - allerta Gabriele Manoli, ricercatore presso la Duke’s Nicholas School della Duke University, e autore principale dello studio – […] E non basta più avere tecnologie a bassa emissione: dobbiamo diffonderle a livello globale a velocità senza precedenti”.

Una vera urgenza dunque: siamo già alle soglie di 1°C di aumento e il 2015 è risultato un anno particolarmente disastroso per il clima, con un picco di anidride carbonica da record che, per la prima volta, è avvenuto su base media globale e per l’intero anno, facendo scattare l’allarme dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Il tempo stringe.

Il lavoro è stato pubblicato  il 29 Dicembre 2016 su Earth’s Future.

Roberta De Carolis

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