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eninorvegiaShell è in attesa dell’autorizzazione dal ministero dell’Ambiente a ricercare idrocarburi in Basilicata, l’istanza di Via è stata presentata lo scorso 23 dicembre. Nel golfo di Taranto si sta muovendo invece la Schlumberger Italiana spa, mentre Eni annuncia la scoperta di un pozzo di olio e gas in Norvegia.

Nel 2017 ancora sembra una notizia di cui andare fieri, quella secondo cui le grandi compagnie petrolifere lavorano senza sosta per assicurarci un futuro in cui le fonti fossili saranno protagoniste. Notizia che riportiamo, ma con in mente anche i grandi passi compiuti dalle ricerche in materia di rinnovabili, fonti sempre più competitive e uniche in grado di garantire una lotta incisiva ai cambiamenti climatici.

A dicembre Shell in un’area di circa 211,9 km quadrati che interessa 12 comuni a cavallo tra Campania e Basilicata. L’azienda precisa che al momento non è stata approvata la richiesta di Via, anche vista appunto la data recente di deposito dell’istanza.

Non fanno invece capo a Shell né gli studi per verificare la presenza di idrocarburi al largo di Crotone né quelli concentrati nel golfo di Taranto. In quest’ultimo caso a richiedere il via libera è la Schlumberger Italiana spa, che intenderebbe realizzare un progetto di prospezione geofisica 3D, per il quale è già arrivato un giudizio positivo sulla compatibilità ambientale.

In queste ore è arrivato anche l’annuncio di Eni di una nuova scoperta a olio e gas nelle licenze PL128/128D nel Mare di Norvegia, effettuata attraverso il pozzo 6608/10-17S, perforato in 374 metri d’acqua, che si trova a circa 5 km a nord della FPSO (Floating Production, Storage and Offloading) di Norne, nella parte settentrionale del Mar di Norvegia, a circa 170 km dalla costa.

Il pozzo – fanno sapere da Eni - ha incontrato 28 metri di sabbie cretaciche mineralizzate a olio e gas con buone proprietà sul prospetto esplorativo denominato Cape Vulture. La stima preliminare delle dimensioni della scoperta è tra 20 e 85 milioni di barili (3 - 13 milioni di metri cubi standard, Sm3) in riserve recuperabili (tra 70 e 200 milioni di barili in posto) con un ulteriore potenziale addizionale da valutare. Il pozzo verrà abbandonato al termine di una estesa campagna di acquisizione dati e di campionamento di fluidi.

Anna Tita Gallo

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