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enipalazzoI pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno chiesto il rinvio a giudizio per Eni e Shell e per 11 persone tra le quali figurano anche l’ex ad di Eni Paolo Scaroni e l’ad attuale Claudio Descalzi. La vicenda è quella dell'indagine su una presunta tangente in Nigeriare.

“Corruzione internazionale” è l’accusa, mentre Eni e Shell dovranno rispondere sul fronte della responsabilità amministrativa (legge 231) per reati commessi da propri dipendenti. La storia è quella che ha visto 1,92 mld di dollari passare da Eni al governo nigeriano per la concessione Opl-245, vale a dire l’autorizzazione alle esplorazioni in mare al largo delle coste africane.

Ebbene, secondo le accuse, il denaro sarebbe finito al governo su un conto vincolato ma nella realtà dei fatti direttamente alla Malabù. I pm sono convinti che Scaroni e il direttore Descalzi decisero di pagare Malabù attraverso due intermediari, Ednan Agaev (ex ambasciatore russo in Colombia) ed Emeka Obi, che fu suggerito dal giornalista Luigi Bisignani, in affari con il socio Gianluca Di Nardo. Da qui, la richiesta di rinvio a giudizio.

Inoltre, Descalzi, una volta informato della richiesta di tangenti, si sarebbe accordato con Malcolm Brinded di Shell, il suo omologo, perché le società tenessero la stessa linea e incontrassero il presidente Goodluck Ebele Jonathan per i dettagli.

Per Eni comunque non è un periodo del tutto negativo, anzi. Proprio nelle scorse ore il ministero dell'Ambiente ha rilasciato l’Aia al progetto di "Green Refinery" di Gela per la produzione di biocarburanti, progetto che punta alla riconversione della vecchia raffineria dove si lavoravano combustibili fossili.

E anche in Nigeria è stato annunciato il rafforzamento di una serie di attività grazie all’accordo tra la Nigerian National Petroleum Corporation e le controllate di Eni Nigerian Agip Oil Company (NAOC) e Nigerian Agip Exploration (NAE). Si punta in quest’area allo sviluppo e all’esplorazione nelle zone di operazione onshore, offshore e Ultra Deep Water; alla ristrutturazione e all’ampliamento della raffineria di Port Harcourt; al raddoppio della capacità di generazione di Okpai IPP tramite lo sviluppo accelerato della Fase II, che la renderà una delle più grandi centrali a ciclo combinato di tutta l’Africa.

Anna Tita Gallo

 

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